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Castel Volturno, centro pubblico per giovani occupato da ATS Monte Maggiore: denunce e bando pubblico

Castel Volturno, centro pubblico per giovani occupato da ATS Monte Maggiore: denunce e bando pubblico

Castel Volturno (Caserta) – Un immobile pubblico di circa 860 metri quadrati, finanziato dal ministero per promuovere legalità e aggregazione giovanile, risulterebbe occupato quasi interamente da una società privata, riaccendendo il timore che fondi pubblici finiscano nelle mani di soggetti privati senza trasparenza.

A dare peso istituzionale al caso è l’intervento del Garante dei Diritti dei Detenuti della Provincia di Caserta, Don Salvatore Saggiomo, il quale ha chiesto al Prefetto di Caserta, al Presidente della Regione Campania e al Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere l’indizione di un tavolo di confronto. “I giovani non si aiutano con le promesse, ma con i fatti”, ha dichiarato il Garante, sottolineando che la lotta alla devianza va nutrita con opportunità concrete e legalità praticabile sul territorio. La sua valutazione, peraltro, si colloca in un contesto di appuntamenti istituzionali già attesi per verificare la natura degli interventi pubblici destinati ai ragazzi. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la vicenda ha gemma in una ricostruzione che ha rilanciato la polemica sulla destinazione d’uso di beni comuni nel casertano.

La linea temporale della vicenda risale al progetto esecutivo presentato nel 2015 dal Centro Studi Officina Volturno, ente editore della testata Magazine Informare. Secondo la Relazione Generale datata 8 luglio 2015, l’intervento era intitolato Aggregazione e Legalità a Castel Volturno e rientrava nel P.A.G. – Piano di Azione Giovani Sicurezza e Legalità, finanziato dal Ministero dell’Interno. Il polo, pensato per laboratori didattici, spazi multimediali, aule studio e un auditorium da 78 posti, mirava a contrastare la dispersione scolastica e a favorire l’integrazione delle nuove generazioni.

Attualmente, però, la lettura della situazione fornita dal presidente Morlando indica uno scenario molto diverso: l’immobile sarebbe quasi interamente occupato dal personale di ATS Monte Maggiore, una realtà privata impegnata in attività di riforestazione della pineta locale. Al piano superiore, una sola stanza sarebbe assegnata all’Ente Riserve Naturali Regionali, che avrebbe anche programmato il trasferimento dei propri uffici a Giugliano in Campania.

La contestazione, avanzata dal Centro Studi Officina Volturno, verte soprattutto sulle modalità di concessione: l’uso esclusivo sarebbe stato affidato direttamente alla società privata tramite un accordo non trasparente, senza procedure pubbliche o bandi di gara che permettessero a realtà sociali del territorio di concorrere. Un dettaglio paradossale, considerando l’impegno dichiarato del territorio verso la legalità e la partecipazione civica. Officina Volturno continua a guidare una rete di oltre 60 giovani redattori provenienti da tutta la Campania, i cui progetti di formazione e pubblica informazione rischiano di restare isolati se il bene non torna ad essere patrimonio di tutti.

In chiusura, il testo della denuncia ufficiale presentata al Comune guidato dal Commissario Straordinario contiene quattro richieste precise: 1) accertare le responsabilità amministrative riguardo alla modifica della destinazione d’uso del bene; 2) verificare la legittimità dell’accordo diretto con ATS Monte Maggiore; 3) interrompere l’occupazione esclusiva da parte del soggetto privato; 4) restituire l’edificio alla cittadinanza tramite un bando pubblico, trasparente e non discriminatorio. Le associazioni hanno già annunciato che, in assenza di riscontri rapidi, porteranno la vicenda agli organi di controllo e di giustizia competenti per valutare ulteriori passi.

Contesto territoriale
Castel Volturno è al centro di un coerente dibattito pubblico sul rapporto tra beni pubblici e interventi privati. La questione, oltre a riguardare l’uso di una struttura pensata per la prevenzione della devianza giovanile, richiama l’attenzione sulla necessità di strumenti di partecipazione che coinvolgano attivamente i giovani e le realtà associative locali.

Riflessioni finali
La materia resta in fase di verifica. La prudenza resta la guida principale: fino a nuove verifiche ufficiali, è opportuno distinguere tra quanto sostenuto dagli enti coinvolti e quanto emerge dalle indagini. L’esito delle verifiche potrebbe ridefinire non solo la destinazione dell’immobile, ma anche il modo in cui il territorio interpreta i fondi destinati alla legalità e all’inclusione giovanile.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la situazione rimane al centro dell’attenzione delle istituzioni e delle associazioni che chiedono trasparenza e partecipazione concreta per evitare che progetti di inclusione finiscano sotto la lente del contenzioso pubblico.

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