Secondigliano, tra vecchi schieramenti e nuove leve: cinque colpi a Via Dante disegnano una mappa di potere in evoluzione
Cinque colpi di pistola esplosi in rapida successione hanno rotto il respiro di Via Dante, a Secondigliano, dove due uomini a bordo di una moto sono arrivati, hanno sparato e sono scomparsi in un attimo. A quanto appare, la scena è stata coperta dall’andirivieni di chiodi di allarme e dall’eco di una zona dove il controllo del territorio resta una questione di vita e di morte per diverse fazioni in competizione. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’episodio cade in una cornice di tensione che vede da anni protagonisti clan storici e nuove dinamiche di potere.
L’interpretazione degli investigatori non ammette scorciatoie: il luogo non è casuale. In una porzione del quartiere dove la presenza del passato è visibile nelle piazze di spaccio e nelle reti di appoggi, sparare diventa un linguaggio capace di mandare segnali a interlocutori diversi, dentro e fuori la mappa criminale. La domanda chiave ora è: si è trattato di un episodio mirato a intimidire qualcuno in zona, oppure di una dimostrazione di forza inserita in una ridefinizione degli assetti disponibili?
Per leggere questa pagina in salita, è utile ricordare la portata del contesto. Secondigliano non è un territorio uniformemente controllato: nel quartiere convivono diverse realtà con aree di influenza divergenti, dove i rapporti tra gruppi possono cambiare di settimana in settimana. Le ricostruzioni della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) hanno più volte indicato una coesistenza, se non una fitta intersezione, tra i clan Licciardi, Vanella Grassi e Di Lauro, con aggiunte di altre realtà che hanno saputo rialzare la testa dopo arresti e collaborazioni con la giustizia. Questo quadro federale di potere non è statico: le gerarchie si ridefiniscono quando vecchi capi tornano sul territorio o quando nuovi affiliati cercano spazi da occupare.
In questa fotografia, l’attenzione si è spostata sul Berlingieri, dove sin dal marzo scorso un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) ha prodotto undici misure cautelari legate a traffico di droga, rapina ed estorsione con l’aggravante mafiosa. La corsa al controllo della zona Nord ha visto una possibile frattura tra le reti dei Licciardi e quelle della Vanella Grassi, aprendo spazi a nuove alleanze o a rivedute di ruoli all’interno dell’area. L’analisi degli uomini deputati a gestire le piazze e gli affari potrebbe spiegare, almeno in parte, la complessità dell’episodio di Via Dante.
A peggiorare la fase, i segnali provenienti dal passato recente: a luglio i corridoi della giustizia hanno restituito alla strada nomi di peso come Giovanni Cesarano, Pietro Licciardi jr. e Diego Vastarella, con i quali le forze dell’ordine tengono costantemente sotto controllo l’impatto sul territorio. Un ritorno che potrebbe cambiare la geografia dei poteri nel nord di Napoli, senza che ciò equivalga a una guerra aperta. A rendere ancora più intricata la situazione è stato l’ultimo mosaico di settembre: l’8 agosto a Berlingieri è stata registrata una “stesa” in mezzo alla folla, con un proiettile che ha sfiorato una donna; l’8, 10 settembre hanno segnato ferimenti di due giovani, 19 e 36 anni, in episodi che vengono letti dal tessuto investigativo come segnali di una contesa ancora in divenire.
In parallelo, gli osservatori non perdono di vista la cosiddetta pista dei “cambi di casacca”: l’andamento frammentato del territorio può indurre spostamenti di affiliati tra clan, come parte di una logica di sopravvivenza e adattamento. La DIA, nelle sue relazioni sul territorio di Secondigliano e Scampia, ha descrittto proprio questa tendenza: meno esibizione militare, più manutenzione di proventi illeciti e controllo su reti economiche. Se è così, allora anche un singolo episodio, come quello di Via Dante, può assumere una chiave di lettura molto più ampia.
La domanda cruciale che resta sul tavolo degli inquirenti non è soltanto identificare chi ha premuto il grilletto, ma comprendere chi fosse destinatario del messaggio. Se la finalità fosse un segnale rivolto a un bersaglio specifico, la portata sarebbe diversa rispetto a un atto di affermazione di presenza di un gruppo in una zona ritenuta “propria” da altri. E se la mano dietro i colpi servisse a dare spettacolo di forza legato a una ridefinizione delle piazze di spaccio, allora l’episodio avrebbe una dimensione puramente strategica. Le telecamere pubbliche e private, le testimonianze e la ricostruzione dei movimenti dei due motociclisti saranno decisive: in un quartiere segnato dalle guerre tra gruppi, cinque colpi in una via possono raccontare molto più di un semplice episodio di violenza. Sarà l’inchiesta a dire se davvero si è aperta una nuova fase o se si tratta di una contingenza isolata.
