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Secondigliano, blackout dei cellulari nel carcere: 24mila tentativi bloccati in 24 ore con 250 agenti in campo

Secondigliano, blackout dei cellulari nel carcere: 24mila tentativi bloccati in 24 ore con 250 agenti in campo

Secondigliano, blackout digitale nel carcere: 24mila tentativi bloccati in 24 ore

Napoli – È partito il primo collaudo del nuovo sistema di inibizione delle telecomunicazioni installato nel carcere di Secondigliano. In meno di un giorno è stato possibile intercettare e neutralizzare oltre 24mila tentativi di contatto provenienti dall’esterno, configurando un vero e proprio blackout tecnologico finalizzato a interrompere i canali di comunicazione tra l’interno e l’esterno della struttura.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’operazione non rispecchia la piena capienza della casa circondariale: la popolazione detenuta non sarebbe di decine di migliaia di individui, ma si attesterebbe intorno a 1.500 unità. Balboni ha spiegato che se un singolo recluso prova a collegarsi ripetutamente, è facile raggiungere cifre così alte in tempi molto rapidi. L’affermazione è stata riportata nel corso della conferenza di presentazione del progetto, che ha visto la partecipazione del prefetto di Bari, del capo del DAP e del dirigente della Polizia Penitenziaria.

La giornata di collaudo ha registrato anche una notevole spinta operativa: le domande di telefoni regolarmente autorizzati, inoltrate dai detenuti, sono quadruplicate rispetto alla media normale. Un segnale che, secondo le autorità, conferma l’efficacia immediata della barriera tech­nica messa in atto, pur in presenza della percezione di una limitazione degli strumenti di comunicazione abitualmente utilizzati.

Per garantire la sicurezza interna, lo spiegamento ha coinvolto circa 250 agenti della Polizia Penitenziaria, chiamati a vigilare sull’osservanza delle nuove regole e a prevenire eventuali contestazioni. Balboni ha argu­mentato che il rischio di proteste era concreto, poiché la misura taglia uno strumento ritenuto fondamentale per i vertici criminali e per individui con elevate propensioni al crimine. Nonostante la tensione iniziale, la giornata si è conclusa senza incidenti significativi.

Sul piano tecnico, il sistema di inibizione è stato progettato per impedire segnali non autorizzati senza interrompere l’operatività necessaria al personale. In pratica, funziona tramite una “lista bianca” di numerazioni abilitate a superare la barriera di frequenze, consentendo l’uso limitato dei cellulari solo a chi ne è autorizzato e mantenendo attivi i servizi essenziali per la gestione della struttura e per la sicurezza.

L’obiettivo dichiarato è duplice: recidere i ponti di collegamento che spesso alimentano contatti illeciti tra interno e esterno, senza compromettere la funzionalità immediata della struttura né la sicurezza degli operatori. La controversia, per ora, resta nel piano della gestione operativa e delle verifiche successive. Le autorità hanno sottolineato che si tratta di una prima fase di test che potrebbe essere affinata con ulteriori elementi tecnici e regolamentari nelle prossime settimane.

In un contesto territoriale come quello di Napoli e della Campania, dove la lotta al crimine organizzato richiede misure sempre più mirate, il bilancio iniziale del test è dunque ambivalente: c’è consenso sull’esigenza di disarticolare i canali di comunicazione illeciti, ma resta da valutare nel tempo l’impatto sulle dinamiche interne alla detenzione e sulle modalità operative del carcere. Per il momento, l’attenzione si concentra sui dati di giornata, sull’adeguamento della lista bianca e sulla eventuale estensione del sistema ad altre strutture del territorio.

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