Napoli, una requisitoria che guarda oltre la morte di un ragazzo e parte dall’eco di una violenza che sembra non finire mai. In tribunale, la Corte di Assise 115 viene attraversata da una lettura rigorosa della notte del 24 ottobre 2024: una faida tra giovanissimi del rione Sanità, intrecciata al cartello locale, che ha condotto a una tragedia nel quartiere Mercato. La prospettiva della pubblica accusa è netta: si tratta di una dinamica di potere tra gruppi rivali, in cui un ragazzo di quindici anni ha pagato con la vita. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la ricostruzione della Procura antimafia mette al centro una “paranza” guidata da adolescenti strettamente legati ai clan della zona.
L’atto processuale, affidato alla Dda di Napoli, racconta di una notte di fuoco in cui, a bordo di scooter e con più mandanti armati, la ritorsione ha spinto l’azione verso il Mercato. Emanuele Tufano è caduto per una ferita al tätto schianto di una sparatoria, vittima di un proiettile calibro 22 che sarebbe partito dall’arma impugnata da uno degli imputati di punta. Il quadro è quello di una “macchina” di violenza costruita per intimidire, con un revolver che, secondo l’accusa, ha assunto quasi un simbolo di potere nelle mani di chi guidava la spedizione.
La requisitoria non fa sconti: i ruoli sono stati netti per i maggiorenni coinvolti. Cristian Scarallo è indicato come il capo del gruppo, ritenuto responsabile del momento in cui il grilletto è stato premuto mentre la vittima era a bordo di uno scooter in corsa. Accanto a lui, Mattia Buonafine è identificato quale autore materiale del colpo fatale, con Giuseppe Auricchio e Raffaele Criscuolo nel novero dei principali protagonisti. Le dichiarazioni o le scuse presentate in aula sono state etichettate dall’accusa come tattiche difensive finalizzate a stemperare l’impatto della posizione processuale.
A sostegno di una tesi che guarda al complesso di responsabilità, la Procura ha indicato anche chi avrebbe contribuito in modo meno diretto ma significativo all’operazione: Vincenzo Zerobio e Francesco Esposito hanno visto proposte attenuanti generiche riconosciute per la loro collaborazione giudicata positiva, mentre Simone Gioffredo, presente sul motorino ma disarmato, compare in una posizione neutra rispetto all’azione.
Il contesto resta quello di un’inchiesta ampia, condotta dalla Squadra Mobile e coordinata dalla Dda di Napoli, che nel maggio 2025 aveva già segnato una svolta pesante per le paranze della zona: sedici arresti tra centro storico e periferie, con riferimenti anche a episodi di sangue paralleli, tra cui l’omicidio di Emanuele Durante. Nei mesi successivi era emersa una prima condanna significativa nei confronti di Gennaro De Martino, identificato tra i maggiorenni della fazione rivale di piazza Mercato, condannato a 12 anni di carcere. Ora la parola passa alla difesa: la Corte dovrà formulare le sue decisioni, in un processo che, per le sue dimensioni e per i ruoli in gioco, rischia di diventare uno dei capitoli più decisivi nella narrazione della deriva criminale dei minori a Napoli.
La vicenda resta al centro di un percorso giudiziario in evoluzione: le richieste riguardano i capi e i pistoleri, con la prospettiva dell’ergastolo, ma la dinamica giudiziaria continua a distinguere tra accuse e fatti accertati, tra responsabilità individuali e il contesto di gruppo. L’esito è atteso, in una città che guarda alle sedi della giustizia non solo per capire cosa sia successo, ma per comprendere quale sia la risposta della legge a una violenza che, a distanza di anni, continua a scuotere i quartieri della Sanità e del Mercato.
Secondo quanto riportato, e in attesa delle determinazioni della Corte, resta centrale il tema della gestione della violenza tra minori e dei meccanismi di controllo e prevenzione che lo Stato cerca di rafforzare nelle zone più complesse della città.
