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Cronaca

Napoli, cantieri AV: la frase sui talebani accende il dibattito sul lavoro

Napoli, cantieri AV: la frase sui talebani accende il dibattito sul lavoro

Nuovi elementi dell’inchiesta sulla cantieristica ferroviaria dell’Alta Velocità Napoli-Bari dipingono un quadro inquietante: sfruttamento della manodopera immigrata, turni massacranti e gestione opaca delle buste paga in un sistema che coinvolgerebbe aziende della Campania e intermediari esterni. Al centro della vicenda emerge ARECO S.r.l., una realtà con sede a Portico di Caserta, e l’intermediario egiziano Ali Salah Ali Abdelati, detto Salah, ritenuti protagonisti di un meccanismo capace di muovere capitali illeciti all’estero.

La ricostruzione della Procura di Napoli, coordinata dal sostituto Henry John Woodcock, abbraccia una porzione significativa del territorio campano e si estende tra Napoli, Avellino e Benevento, toccando i cantieri delle consorterie che operano sui progetti di interconnessione e potenziamento del corridoio ferroviario. Le indagini hanno fatto emergere una rete di strutture operative legate a tre realtà di riferimento dei cantieri: NACA V ad Afragola, HIRPINIA AV a Grottaminarda e TELESE a Torrecuso, indicando una presenza mirata sul territorio.

Secondo l’ordinanza della gip Federica Girardi, i lavoratori extracomunitari sfruttati venivano reclutati in condizioni che ne sfruttavano la clandestinità e la precarietà. Molti di loro sarebbero privi di permesso di soggiorno, con difficoltà linguistiche e poca o nessuna formazione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Quasi sempre, l’organizzazione dei ruoli partiva da una logistica che finiva per subordinare la dignità personale al ritmo serrato dei turni, una dinamica che gli investigatori descrivono come estremamente valorizzante per i profitti del sistema.

Le intercettazioni costituirebbero uno dei fili rosse della documentazione investigativa. Le registrazioni indicano una gestione della manodopera segnata da rigidità e dall’assegnazione di turni prolungati, con riferimenti frequenti a ore lavorative spesse, notti comprese, e a condizioni abitative estremamente precarie per i lavoratori. Le conversazioni, risalenti ad un periodo tra il 2024 e il 2026, delineerebbero una logica di controllo e di remunerazione che ha sollevato dubbi non solo sul rispetto delle norme, ma anche sull’impatto umano degli спettacoli di lavoro in galleria e nelle baraccopoli vicine.

Un aspetto cruciale dell’indagine riguarda l’uso di una rete di trasferimenti economici all’estero per alimentare investimenti e beni immobili in Egitto. Dalle carte emerge un progetto di trasferimento di circa 300 mila euro finalizzato all’acquisto di proprietà e persino di un centro commerciale intestato a Salah. Per realizzare il giro di fatture per operazioni inesistenti, l’organizzazione avrebbe fatto leva su una società cartiera con sede a Marcianise e su una piattaforma di pagamento estera, con bonifici che sarebbero transitati su conti all’estero. Il piano è stato fermato da controlli bancari che hanno cancellato la prosecuzione delle operazioni, bloccando così il drenaggio dei capitali illeciti.

La dimensione criminale dell’inchiesta si intreccia con riferimenti alla camorra: l’ordinanza parla di un inquadramento in chiave mafiosa che avrebbe agevolato il clan Belforte, con le indagini impegnate a verificare eventuali ulteriori responsabilità lungo la filiera della subappaltistica. La Procura sottolinea come la portata delle accuse vada analizzata alla luce dei prossimi passi dell’indagine, senza anticipare responsabilità definitive su persone o ruoli.

La fotografia emersa finora presenta una contrapposizione inquietante tra le infrastrutture moderne e le condizioni dei lavoratori coinvolti: cantieri strategici per il Mezzogiorno, ma baracche di fortuna e pratiche contrattuali discutibili che hanno acceso interrogativi su controllo, regole e diritti. Gli sviluppi dell’inchiesta continueranno a scandagliare la reale estensione della filiera, la catena di responsabilità e l’eventuale continuazione di pratiche illecite, con l’obiettivo di chiarire cosa sia avvenuto e chi ne abbia avuto vantaggi.

Secondo quanto riporta cronachedellacampania.it, l’indagine prosegue per fare luce su eventuali ulteriori responsabilità lungo la catena dei subappalti e sull’intera gestione della manodopera nei cantieri, in un contesto che resta sotto osservazione delle procure e delle autorità competenti. Nel frattempo, la narrazione investigativa resta vincolata alla prudenza necessaria: le accuse non si trasformano in condanne e la sorte delle persone coinvolte resta da definire nelle sedi appropriate.

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