Circa 50 seppellitori impiegati nei cimiteri di Napoli, affidati a due cooperative, hanno messo in campo una protesta di tre giorni con assemblea permanente davanti all’area cimiteri di via Santa Maria del Pianto. Non percepiscono lo stipendio da mesi, nonostante il lavoro svolto per garantire un servizio vitale per la città.
Gli arretrati, come riferito dai lavoratori e dai sindacati, variano da due a dieci mesi. Le buste paga, che secondo la Cisl Funzione Pubblica oscillano tra 700 e 1.200 euro, pesano sul concreto sostentamento delle famiglie, ma non hanno impedito che il servizio continuasse a essere erogato per tutto questo periodo. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la protesta resta in vigore finché non arriveranno risposte definitive.
La mobilitazione è guidata dalla Cisl Funzione Pubblica, con il coordinamento di Agostino Anselmi, che tutela i lavoratori nel confronto con le Istituzioni. Per tre giorni consecutivi è stata proclamata un’assemblea permanente davanti alla sede dell’area cimiteri cittadini. La chiusura della protesta è prevista per domani, 30 settembre 2026, ma tutto dipenderà dall’esito delle interlocuzioni e dalle eventuali garanzie sul pagamento degli arretrati.
Anselmi ha sottolineato che senza stipendi i lavoratori non possono proseguire e che la forma di protesta serve a scuotere le coscienze, pur ribadendo rispetto per le famiglie in lutto. Dal lato sindacale, inoltre, si contesta l’idea che la responsabilità del ritardo sia a carico esclusivo delle cooperative: la Cisl ricorda che i seppellitori non sono dipendenti del Comune, ma impiegati dalle cooperative che gestiscono il servizio.
Dal punto di vista amministrativo, le posizioni finora riferite dall’amministrazione comunale sono diverse. Da una parte si sostiene che il Comune paghi regolarmente le cooperative per la gestione del servizio; dall’altra si ipotizza che i ritardi nei pagamenti ai lavoratori derivino da problemi interni alle cooperative stesse. L’amministrazione sta comunque studiando strumenti di intervento diretto sui lavoratori, come forme di acconto, per poi rivalersi sui soggetti gestori.
La polemica ha spinto la Cisl a proporre una riforma strutturale della gestione del servizio, chiedendo l’internalizzazione attraverso una partecipata dell’Ente pubblico. In particolare, la proposta è di trasferire l’intero servizio a Napoli Servizi, la società municipalizzata, sostenendo che un’area così delicata non possa rimanere in capo alle cooperative. A questo proposito Antisemi ha ricordato l’esistenza di una delibera all’esame del consiglio comunale del 29 settembre 2026 che amplierebbe le funzioni di Napoli Servizi, aprendo una possibile via per la riforma auspicata.
Nel frattempo i lavoratori restano in assemblea permanente in attesa di una risposta concreta sia sul pagamento degli arretrati sia sul futuro del servizio. Si tratta di una vertenza che, al di là della questione economica, mette in luce la gestione di una funzione essenziale per la città e la necessità di trovare un equilibrio tra tutela dei lavoratori, continuità del servizio e controllo pubblico sulle procedure di affidamento.
