Una scritta minacciosa sul pianerottolo dell’abitazione dove vive con i due figli, poco dopo la fine di una storia familiare, diventa il simbolo di una escalation che si protrae da mesi. La frase, lasciata davanti alla porta dell’appartamento, recitava: “Il tempo è scaduto, il mio essere a detto è la vostra fine, vi uccido”. Un dettaglio inquietante che entra a far parte di una ricostruzione di una sequenza di minacce, aggressioni e comportamenti persecutori.
La vicenda vede protagonista una donna di 37 anni e il suo ex marito, un uomo di 44 anni di Napoli, ora agli arresti. Per lui, l’accusa è maltrattamenti in famiglia e atti persecutori. L’uomo è stato fermato dai carabinieri della Stazione di San Giovanni a Teduccio: arresto in flagranza differita e contestualmente una ordinanza di applicazione di misura coercitiva emessa dal Gip del Tribunale di Napoli. Attualmente è detenuto nel carcere di Poggioreale. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, le contestazioni sono incentrate su una relazione terminata da tempo che ha visto la donna subire una serie di comportamenti aggressivi e persecutori.
Alla base della vicenda c’è la decisione della donna di porre fine a un matrimonio segnato da episodi di violenza e da un’elevata tensione, che ha coinvolto anche i due bambini. La separazione, formalizzata dal Tribunale civile di Napoli nel luglio scorso, sarebbe stata accompagnata da persistenti problemi di gelosia e da un uso elevato di alcol da parte dell’ex marito, elementi che la donna avrebbe indicato come cause dell’acuirsi della situazione.
Dalla testimonianza dell’indagata emergono telefonate continue, messaggi insistenti e controlli morbosi: l’ex marito avrebbe seguito la donna nei luoghi che frequenta, provocando scenate e aggressioni verbali. Secondo la ricostruzione investigativa, la gelosia sarebbe stata ritenuta infondata dalla vittima, ma non è mai cessata la condotta di molestia che ha accompagnato la separazione e la vita quotidiana.
Il 28 agosto la situazione è precipitata: al rientro dal lavoro, la donna avrebbe trovato l’ex marito in evidente stato di ebbrezza, con una serie di offese e insulti che sarebbero sfociati in una aggressione fisica. Sarebbe seguita una fuga per mettersi in salvo. In serata, tornata a casa con i figli, la situazione sarebbe degenerata nuovamente: l’uomo avrebbe distrutto gli arredi dell’abitazione, scagliando contro di lei ante e mobili, e l’avrebbe aggredita di nuovo, tirandole i capelli e colpendola alla testa. L’intervento dei carabinieri avrebbe interrotto l’aggressione, ma l’uomo si sarebbe allontanato prima dell’arrivo delle pattuglie. L’esito medico fu una prognosi di due giorni per contusioni multiple.
Quella stessa notte segnò una svolta nelle modalità di intervento: la donna decise di denunciare l’episodio, attivando la procedura prevista dal Codice Rosso il 29 agosto. L’indagine avrebbe confermato una serie di episodi di violenza e minacce già presenti nel corso degli ultimi mesi, ma la denuncia non sembrava fermare l’indagato. Il 31 agosto, in tarda serata, l’uomo si è presentato davanti alla casa del padre della donna, dove lei era insieme ai figli, chiedendo di riavere i bambini; al rifiuto ha sferrato calci e pugni al portone, causando danni e la rottura del vetro. Nelle ore successive, intorno alle tre e mezza di notte, un nuovo episodio: l’uomo si è presentato sotto la nuova abitazione della donna, ha colpito la porta e lanciato pesanti insulti, minacciando nuovamente la vittima.
Il 14 settembre si è verificato un ulteriore contatto dalla parte dell’ex marito, che ha seguito la donna per strada nonostante i tentativi di allontanarsi. La situazione ha costretto la figlia maggiore a chiedere l’intervento del padre per accompagnare la madre a casa. Il 23 settembre, infine, una minaccia ancora più inquietante è stata lasciata sul pianerottolo: la frase “vi uccido” ha aggiunto un ulteriore elemento di gravità al quadro investigativo.
La mattina del 23 settembre è stato annunciato l’arresto dell’uomo: accompagnato in caserma dopo la presentazione spontanea per la notifica del provvedimento, è stato tratto in arresto sia per maltrattamenti in famiglia e atti persecutori sia in esecuzione della misura cautelare anticipata dal Gip. L’uomo è stato trasferito nel carcere di Poggioreale e restano in corso gli accertamenti per definire l’estensione delle responsabilità nell’ambito del procedimento in corso.
La ricostruzione degli investigatori descrive una progressione chiara: dalla fine della relazione alle ripetute pressioni e minacce, dall’aggressione fisica del 28 agosto all’ulteriore escalation contro la casa e la persona, fino all’episodio simbolico della scritta sul pianerottolo e alla devastazione dell’appartamento. Un percorso che, secondo gli inquirenti, ha fornito un quadro indiziario sufficiente per l’adozione della misura cautelare e per l’arresto, con le verifiche del caso affidate alle prossime fasi del processo.
