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Minuto di silenzio per Mazzola: ultrà Juve voltano le spalle, Malagò chiede responsabilità singole

Minuto di silenzio per Mazzola: ultrà Juve voltano le spalle, Malagò chiede responsabilità singole

Titolo: Il minuto di silenzio che divide e unisce: l’episodio degli ultrà Juve durante l’omaggio a Mazzola

Nell’omaggio a Sandro Mazzola, il minuto di silenzio davanti al feretro ha visto spaccarsi l’attenzione tra chi lo celebrava come simbolo del calcio italiano e chi, tra gli ultrà della Juventus, ha voltato le spalle al campo. L’episodio, segnalato dagli ispettori della Procura federale Figc, ha trasformato la cerimonia in un terreno di contestazione che supera le rivalità sportive.

La Juventus ha preso nettamente le distanze dall’accaduto con un comunicato duro e chiaro, mentre all’interno della basilica di Sant’Ambrogio i riflettori hanno continuato a puntare sulla memoria di una figura che trascende i colori. La reazione è stata accompagnata dall’applauso spontaneo di parte della tifoseria interista ai dirigenti juventini presenti ai funerali, un segnale che, secondo molti osservatori, ha ricordato che la commemorazione è prima di tutto un gesto umano.

Giovanni Malagò, presidente della Figc, ha chiesto di evitare provvedimenti collettivi e di identificare i responsabili singolarmente. L’obiettivo, ha spiegato, è colpire chi ha commesso l’atto anziché colpire un’intera tifoseria: “Pene collettive” no, ha insistito, perché la Juventus è stata, secondo l’idea condivisa in questa fase, una vittima della vicenda. Le sue parole hanno trovato riscontri anche tra chi auspica una memoria stabile e rispettosa della figura di Mazzola, al di là delle fede calcistica.

La memoria di Sandro Mazzola ha trovato eco tra le famiglie delle vittime dell’Heysel. L’Associazione fra i familiari delle vittime ha ribadito un principio semplice ma profondamente sentito: “Il silenzio non ha colori.” In questa cornice, Mariella Cavanna, vedova di Gaetano Scirea, ha espresso il proprio dispiacere, sottolineando che ogni vittima merita rispetto, anche in una società che sembra aver perso questa misura. Andrea Lorentini, presidente dell’Associazione vittime dell’Heysel, ha insistito sull’appartenenza a una civiltà che riconosca il valore umano al di sotto delle rivalità sportive.

Non mancano però le considerazioni sul tempo presente di uno sport sempre più segnato da tensioni: secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la dinamica è ancora in fase di accertamento e gli esami procedurali proseguiranno nelle sedi competenti. Domani è atteso il verdetto del giudice sportivo, che dovrà determinare se e quali provvedimenti verranno adottati, senza travalicare la premessa fondamentale: distinguere tra fatti accertati e mere ipotesi investigatives.

Nella lettura di questa vicenda si intrecciano due”dimensioni” fondamentali: il valore del silenzio di fronte alla morte e la responsabilità di chi, nello sport professionale, deve proteggere quel valore anziché alimentare divisioni. L’episodio non solo riporta all’attenzione una delle figure più venerabili del calcio italiano, ma mette in discussione anche la capacità di una comunità sportiva di restare umana, oltre i colori. La memoria di Mazzola resta al centro: un richiamo che, se da una parte ferma i soggetti coinvolti a rendere conto delle loro azioni, dall’altra lascia aperti interrogativi su come gestire simboli, lutti e rivalità in un mondo dove la velocità dell’informazione rischia di oscurare la dignità delle persone.

Secondo una prima ricostruzione, tutto parte da quel minuto di silenzio: da quel momento, la memoria si carica di nuove tensioni e diventa terreno di interpretazione per tifoserie diverse. La procura federale e il giudice sportivo avranno ora l’onere di chiudere una pagina che, per quanto dolorosa, resta una pagina aperta sul modo in cui il calcio italiano interpreta, ricorda e soprattutto rispetta chi ha dato tanto allo sport e al Paese.

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