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Cronaca

Inchiesta Tav Napoli-Bari: la rete di caporalato svelata tra aziende e clan Belforte

Inchiesta Tav Napoli-Bari: la rete di caporalato svelata tra aziende e clan Belforte

Napoli, 29 settembre 2026 – Un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sviluppata con la Guardia di Finanza, descrive una rete di imprese e cantieri che, secondo l’accusa, avrebbe intrecciato interessi economici legati a vertici del clan Belforte di Marcianise con gli appalti della linea Alta Velocità Napoli–Bari. Nell’ordinanza cautelare firmata dal gip Federica Girardi emergono 49 indagati; dieci persone sono finite agli arresti domiciliari, altri hanno ricevuto obblighi di dimora o sospensioni dall’attività professionale. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, si tratta di un quadro investigativo dai contorni complessi e ancora in evoluzione.

La ricostruzione degli inquirenti – quasi seicento pagine di ordinanza – dipinge una rete in cui imprenditori, responsabili di cantieri e intermediari avrebbero avuto accesso a commesse pubbliche, ricavando profitti all’interno di un sistema che l’antimafia assegna al controllo economico del clan Belforte. La contestazione principale riguarda, per taluni indagati, il concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Tra i nomi al centro dell’impostazione accusatoria figurano Pasquale Belforte, Camilla Belforte, i Salzillo (Dante e Raffaele) e Domenico Di Lillo, con alcuni ruoli specifici attribuiti agli ultimi due come presunti raccordi esterni al clan per facilitare l’ingresso di imprese vicine al sodalizio nelle opere e nei servizi legati ad appalti pubblici.

Nel cuore della indagine c’è Areco, e in particolare il ruolo di Dante e Raffaele Salzillo, indicati come legale rappresentante e socio della società. Secondo la ricostruzione, una rete di soggetti legati ai consorzi impegnati nella realizzazione della linea HV Napoli–Bari – tra Nacav, Hirpinia AV, Telese, oltre a riferimenti a Xenia delle Ferrovie e Amplia di Autostrade per l’Italia – potrebbe aver agevolato l’accesso di imprese riconducibili al clan Belforte a procedure ad evidenza pubblica. L’obiettivo, sempre secondo l’ipotesi degli investigatori, sarebbe stato quello di consolidare l’influenza criminale nell’ambito delle gare e dei lavori, aprendo la strada a profitti privilegiati per le aziende ritenute compiacenti.

Un capitolo a parte riguarda il caporalato. Abdelati Ali Salah, dipendente di Areco e indicato come intermediario della manodopera, sarebbe stato coinvolto nel reclutamento di lavoratori extracomunitari di origine egiziana impiegati nei cantieri Tav di Nacav, Hirpinia AV e Telese. L’ipotesi è che molti di loro operassero senza permesso di soggiorno e in condizioni di sfruttamento: orari non conformi, riposi non garantiti, salari al di sotto dei minimi e violazioni di igiene e sicurezza sul lavoro. L’indagine collega, in modo non episodico, il fenomeno del caporalato a contesti camorristici, indicandone la possibilità di trasferire parte del ricavato per finalità immobiliari in Egitto, con una stima indicativa di circa 300mila euro e l’ombra di false fatturazioni.

Un secondo capitolo del materiale investigativo riguarda un precedente legato al clan Fabbrocino. Romualdo Lampitelli e Giovanni Fatigati sono accusati di condotte volte ad eludere misure di prevenzione patrimoniali. L’indagine parte da una sentenza del Tribunale di Nola del 2016 (procedimento Magister) e descrive passaggi societari che avrebbero trasferito quote e beni tra CO.GE.IT. e una nuova compagine guidata da Fatigati, provocando interdittive antimafia nel 2024. Secondo l’ipotesi, alcuni beni, tra cui dieci automezzi, sarebbero passati a U.I.D.A.R. S.r.l. tramite trasferimenti tra febbraio e aprile 2024, senza movimenti finanziari corrispondenti, per mantenere la partecipazione agli appalti pubblici, compresi quelli collegati all’Alta Velocità Napoli–Bari.

Sul versante cautelare emergono venti destinatari delle misure preventive: dieci arresti domiciliari, cinque obblighi di dimora e altri riferimenti a sospensioni varie per un ventaglio di dipendenti e rappresentanti di società coinvolte, tra cui figure legate a Nacav, Hirpinia AV, Webuild e consorzi correlati. L’indagine non si limita a individui isolati, ma tenta di disegnare un meccanismo che collega circuiti di appalti, imprese e ambienti ritenuti contigui a gruppi camorristici, con riflessi sull’intero sistema di aggiudicazione delle opere.

In questa fase, però, la Procura precisa che si tratta di ipotesi accusatorie soggette al vaglio della giustizia e non di responsabilità definitivamente accertate. Le verifiche proseguono per chiarire ruoli, responsabilità e eventuali impatti sulle opere pubbliche interessate, inclusi i cantieri della linea HV Napoli–Bari.

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