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Gratteri: jammer in prova in carcere per spegnere i boss; sequestro da 3,2 milioni e blitz contro il clan Angelino

Gratteri: jammer in prova in carcere per spegnere i boss; sequestro da 3,2 milioni e blitz contro il clan Angelino

Caivano, all’alba: tra le pieghe di un’indagine che sembra una cartina di tornasole della criminalità organizzata, la contea restituisce un’immagine duplice. Da una parte, 3,2 milioni di euro occultati nel muro di un appartamento di via Atellana, rinvenuti dai carabinieri e messi in sicurezza insieme a preziosi di pregio. Dall’altra, 34 misure cautelari emesse contro un’associazione camorristica imputata di traffico di droga, estorsioni e metodo mafioso, ritenuta armata e collegata al clan Angelino, presente tra Caivano e Casoria. Il quadro è stato ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli con il supporto del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e delle compagnie di Caivano e Casoria. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’ipotesi di businesscriminale ruotava attorno a una gestione capillare delle attività illecite della famiglia Angelino.

All’operazione ha fatto seguito un meccanismo di indagine tradizionale ma incisivo: droga, estorsione e controllo delle piazze di spaccio. Le accuse, formulate dall’autorità giudiziaria, non toccano soltanto la quantità di denaro sequestrata, ma delineano una rete capillare che continua a vivere dentro e fuori le carceri. Il blitz ha evidenziato quanto sia forte la legittimazione gerarchica e informativa del gruppo sul territorio tra Caivano e Casoria, dove la logica delinquenziale è pain-penetrata e strutturata.

Sul fronte investigativo, il procuratore Nicola Gratteri non ha limitato la sua analisi al bottino. In conferenza, ha posto l’accento su una problematica che, a suo dire, rende vani i rastrellamenti saltuari: la possibilità che i boss continuino a impartire ordini dall’interno delle carceri, non appena la rete cellulare resta attiva nelle strutture detentive. Per questo motivo, Gratteri ha annunciato che si sta sperimentando l’uso di jammer per inibire le comunicazioni dall’interno delle carceri, specificando che l’iniziativa è in una fase pilota in un istituto ancora non identificato per motivi di sicurezza. L’obiettivo, ha detto, è trasformare il test in una regola operativa se i risultati saranno concreti e verificabili; altrimenti la principale linea di indagine rimarrà la solida attività di intelligence esterna.

La discussione sul controllo delle intercettazioni, che ha tenuto banco nel dibattito politico-giudiziario, si intreccia con un altro rilievo emerso dall’inchiesta. Gratteri ha messo in relazione la portata economica del sequestro con i costi delle intercettazioni: 3,2 milioni di euro bloccati oggi, ha osservato, permettono, secondo lui, di finanziare “un anno di intercettazioni” a Napoli, offrendo una prospettiva diversa sull’efficacia degli strumenti investigativi a fronte delle spese sostenute. Non è un bilancio ufficiale della Procura, ma una chiara indicazione di come l’efficacia di taluni strumenti possa essere misurata anche in termini di risparmio potenziale a fronte di un’indagine.

Due fronti, lo stesso nemico: da una parte, l’economia criminale nascosta nei muri di Caivano; dall’altra, la rete di potere che, con o senza chiavi, cerca di governare dal carcere. Il jammer in fase di sperimentazione è solo l’inizio annunciato di una strategia che, se funzionerà, potrebbe estendersi a tutte le strutture detentive italiane. Nel frattempo, le misure cautelari restano sul tavolo degli investigatori, che continueranno a verificare l’intento e la capacità del clan Angelino di mantenere contatti e organizzazione sul territorio, anche attraverso contatti con persone libere.

L’esito della sperimentazione e l’evoluzione delle indagini resteranno da monitorare attentamente: una risposta tecnologica al fenomeno della camorra dentro le mura, e una conferma che la lotta al potere criminale non si risolve solo con sequestri, ma richiede strumenti, tempi e scelte politiche pienamente coordinate.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la vicenda è stata ricostruita con attenzione anche dai dettagli operativi e giudiziari che hanno accompagnato la caduta di una parte del carrozzone criminale.

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