Titolo: Giugliano, ergastolo definitivo per l’omicidio Di Lorenzo: la lunga staffetta giudiziaria si chiude
Giugliano in Campania, 17 settembre 2026 – una decisione della Cassazione chiude definitivamente un capitolo di violenza che aveva scosso Giugliano e la sua area di influenza camorrista: Francesco Napolitano e Michele Olimpio sono stati condannati all’ergastolo per l’omicidio di Mario Di Lorenzo, avvenuto nel 1996. La conferma della pena arriva dopo un lungo percorso giudiziario sviluppatosi tra processi, rinvii e pronunciamenti della Suprema Corte. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la sentenza rende ormai irrevocabili le condanne emesse nei diversi gradi di giudizio.
L’omicidio Di Lorenzo appartiene a una cornice investigativa che, nel tempo, ha fissato al centro del quadro criminale di Giugliano il cluster Mallardo. Le risultanze dell’inchiesta hanno indicato che l’uomo avrebbe agito in una cornice interna al clan, in una fase di contestazione interna alle regole del gruppo. L’operazione che ha portato alle condanne si è sviluppata all’interno del contesto più ampio dell’indagine “Babele”, condotta tra il 2018 e il 2019 dal Centro operativo Dia di Napoli e coordinata dalla Dda, e ha avuto tra i suoi riferimenti principali l’assetto della criminalità organizzata nel territorio nord di Napoli.
Secondo l’impianto accusatorio, Napolitano sarebbe stato ritenuto mandante dell’agguato, mentre Olimpio figura tra gli esecutori materiali, insieme a Filippo Caracallo. Quest’ultimo, entrato in seguito nel circuito dei collaboratori di giustizia, è deceduto nel corso del procedimento. Le contestazioni, aggravate dal metodo mafioso e dall’obiettivo di agevolare il clan Mallardo, hanno accompagnato l’evoluzione processuale fin dagli inizi.
La vicenda ha conosciuto una lunga marcia giudiziaria: nel 2021 la sentenza di primo grado aveva inflitto l’ergastolo; nel 2023 la Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha confermato la pena. Nel 2024 la Cassazione ha annullato con rinvio la decisione, chiedendo una nuova valutazione degli elementi probatori, comprese le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. In quell’occasione Napolitano aveva ripreso a scontare la custodia cautelare solo per decorrenza dei termini, con interdizione dal dimora in Campania. Nel luglio 2026 è stato nuovamente disposto l’arresto per una misura cautelare diversa, adottata dall’Appello di Napoli in vista della cassazione.
Con la pronuncia definitiva del 17 settembre 2026, la Cassazione ha fissato la correttezza delle prove e ha sancito l’esito dell’iter giudiziario: l’ergastolo resta confermato per Napolitano, Olimpio e per gli altri protagonisti coinvolti lungo la catena decisionale dell’esecuzione. L’esecuzione degli ordini di carcerazione, emessi dalla Procura generale di Napoli, conclude così un processo cominciato più di tre decenni fa e riaperto nel 2024 da una pronuncia di rinvio.
Quello che resta significativo è l’orizzonte che si allarga oltre la singola vicenda: l’attenzione delle procure e della Dia sulla dinamica interna ai clan, la funzione della collaborazione di giustizia e la gradualità con cui si arriva a una verità processuale non immediata. Rimangono, naturalmente, elementi di contesto, di accuse e di strumenti investigativi che hanno segnato anni di indagini e di processi, ma l’esito definitivo stabilito in queste settimane chiude il cerchio di una storia di violenza che ha pesato sulla comunità locale e sull’ordinamento giudiziario.
L’esito odierno, dunque, va letto non soltanto come la chiusura di un caso vecchio di quasi trent’anni, ma anche come un indicatore della tenuta complessiva della risposta penale di fronte a crimini di matrice camorrista. La grande carneficina della cronaca giudiziaria ha proseguito il suo corso anche grazie al lavoro della Dia e della Dda, che hanno saputo tradurre in fattuale una traccia investigativa lunga e complessa. E ora, con la sentenza definitiva, si chiude un capitolo potenzialmente aperto su altri filoni ancora da chiarire, in una terra dove la memoria delle violenze non sbiadisce ma resta come monito per la sicurezza futura.
Fonte: Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it.
