Pedali e DNA: una pista negativa mai depositata che potrebbe riaprire il caso Poggi
Pavia, Garlasco – Nuove evidenze di natura forense rischiano di rivedere la lettura dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. Secondo la Procura di Pavia, i risultati genetici sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi non furono mai depositati nel fascicolo del primo processo.
La difesa di Stasi, nel contesto delle indagini su Andrea Sempio, ha portato alla luce due esecuzioni di elettroforesi datate 20 settembre 2007. Queste corse elefoforetiche hanno prodotto un profilo genetico totalmente negativo e, secondo i consulenti, non risultano in atti relativi al procedimento nei confronti di Stasi. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, tali dati non erano presenti nel fascicolo a carico di Stasi.
Si tratta di una consulenza acquisita dai consulenti della difesa che ha esaminato i Raw Data forniti dal Ris di Parma il 6 novembre 2025. Gli esperti nominati dagli avvocati di Stasi hanno rilevato l’esistenza delle due prove negative datate 20 settembre 2007 e hanno concluso che, se tali analisi fossero state inserite nel fascicolo dell’epoca, avrebbero potuto escludere la presenza di Dna della vittima sui pedali della bicicletta, elemento chiave nel contesto della precedente ricostruzione.
La Procura di Pavia ha affiancato agli accertamenti sull’indagato Sempio anche una verifica tecnica del materiale raccolto: sono stati coinvolti consulenti che hanno valutato il contrasto tra i risultati del Ris e la storia processuale di Stasi. In questo quadro, sono emerse conferme sull’esistenza delle corse elettroforetiche negative del 20 settembre 2007 e la valutazione degli esperti ha evidenziato una discordanza tra ciò che era stato registrato all’epoca e i dati poi emersi nel tempo, suggerendo che un approfondimento non fu effettivamente eseguito.
L’indagine ha portato anche ad un approfondimento di rilievo: l’ex generale Luciano Garofano, all’epoca a capo del Ris di Parma, è stato ascoltato nell’ambito degli accertamenti integrativi su Sempio. Secondo i magistrati, le valutazioni dei consulenti nominati avrebbero dovuto chiarire la portata di questi risultati contrastanti e verificare se l’adeguata verifica fosse stata compiuta all’epoca. Le conclusioni degli esperti della procura hanno ribadito la necessità di un controllo più approfondito sulle evidenze e sui passaggi processuali relativi a quella prova.
In sostanza, quanto emerso non equivale a una riapertura automatica del caso Poggi, ma indica una lacuna documentale che potrebbe influire su rilanci giudiziari futuri. L’esistenza di dati forensi non depositati dall’archivio di Stasi alimenta una riflessione sull’accuratezza delle procedure tecniche dell’epoca e sulla possibilità che nuove analisi possano incidere su letture processuali ormai consolidate. Resta, dunque, da valutare quale effetto pratico potranno avere questi elementi sull’attuale inquadramento del contesto giudiziario legato al delitto di Garlasco.
