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Ercolano: 53enne Down allontanato dal centro diurno dopo 41 anni; familiari diffidano Regione e ASL

Ercolano: 53enne Down allontanato dal centro diurno dopo 41 anni; familiari diffidano Regione e ASL

Diffida alle istituzioni: una madre contro Regione, Asl e Comune per garantire i servizi a un centinaio di disabili

Ercolano (Napoli) – Dopo 41 anni di partecipazione al Centro diurno per disabili Don Orione, un uomo di 53 anni affetto da sindrome di Down è stato improvvisamente allontanato dall’organizzazione. La madre della persona interessata ha inviato una diffida a Regione, Asl Napoli 1 Centro, Comune di Napoli e al VI Municipio chiedendo il ripristino immediato dei servizi socio-sanitari che le famiglie hanno il diritto di vedere garantiti.

La diffida arriva in un contesto complicato: la struttura Ha ospitato circa 100 disabili, fornendo attività che vanno dalle terapie di gruppo al sostegno cognitivo e motorio, passando per laboratori espressivi e attività di integrazione come laboratori di lavorazione del vetro e una piccola compagnia teatrale. Secondo quanto riferito dalla difesa, l’interruzione dei servizi colpisce non solo il diretto “ospite” ma un intero bacino di famiglie in difficoltà economica, costrette a valutare soluzioni private che spesso non sono accessibili.

Nel documento presentato dagli avvocati Luca Marangio e Antonia Giglio, la madre descrive una situazione di fragilità acuita dal fatto che Ciro è stato riconosciuto invalido al 100% con indennità di accompagnamento e portatore di handicap in situazione di gravità. L’avvocato Marangio sottolinea che, per tutta la vita, il Centro Don Orione ha rappresentato per lui “un’ancora di salvezza” e una risposta concreta alle esigenze di una malattia complessa. “Quel centro e quel progetto – ha dichiarato l’avvocato – rappresentano una rivalsa nei confronti delle patologie che li affliggono la vita”.

La svolta, spiegano i legali, è arrivata con un “preavviso di revoca” pubblicato via WhatsApp lo scorso 4 agosto, avente date di effetto a partire dal 30 settembre. Eppure, secondo la difesa, la situazione clinica di Ciro richiede assistenza permanente, affidata anche a un tutore che si prenda cura di lui in tutti gli atti di ordinaria amministrazione. La coppia di professionisti ricorda che l’abilitazione all’assistenza non permette di considerare lieve la disabilità in corso, e che l’interruzione dei servizi rischia di incidere negativamente sullo stato di salute e sul benessere psicologico dell’uomo.

“Le revoche delle prestazioni obbligatorie ai disabili – ha spiegato l’avvocato Marangio – sono state attuate in una maniera che nella sua natura appare discriminatoria, indirizzando il provvedimento solo al distretto 32 e alla VI Barra Ponticelli, senza estenderlo ad altri contesti”. Secondo l’avvocato, quindi, si tratta di una misura non uniformemente applicata e potenzialmente ingiusta, che lascia molte famiglie senza alternative adeguate.

La madre di Ciro, nel descrivere la quotidianità del figlio, racconta una vita scandita da attività mirate al mantenimento delle capacità relazionali e motorie: dal lunedì al sabato, in regime di semiconvitto, Ciro partecipava a laboratori di tipo cognitivo e motorio, a attività sportive e a momenti di socializzazione tramite la compagnia teatrale. Il professorato di sostegno al centro era parte integrante della sua routine e della sua identità, come corroborato dalle parole della famiglia.

Il punto cruciale, oggi, è la possibilità di ripristinare le prestazioni sociali e sanitarie che il Centro Don Orione offriva da decenni. Le parti interessate auspicano un intervento rapido delle istituzioni per evitare che i servizi cessino definitivamente o vengano sostituiti da soluzioni non adeguate alle condizioni di Ciro e degli altri residenti del centro.

Nel chiedere chiarezza e tutela, la diffida enuncia anche la necessità di un contatto diretto tra Regione, Asl Napoli 1 Centro, Comune di Napoli e le strutture territoriali, affinché si definiscano criteri uniformi di accesso ai servizi per persone con disabilità grave. Le informazioni disponibili indicano che la diffida è rivolta anche alla VI Municipalità e all’assessorato alle Politiche sociali, con l’obiettivo di ristabilire una continuità assistenziale che la famiglia considera essenziale per la tutela della salute e della dignità della persona.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la situazione resta aperta e soggetta a verifica delle autorità competenti. Per ora, la famiglia continua a chiedere che le prestazioni obbligatorie non vengano meno e che si ripristini quanto garantito nel passato dal progetto CD-H dell’Asl Napoli 1 Centro, considerato dalla famiglia una componente essenziale del percorso terapeutico e di inclusione sociale di Ciro e di tanti altri utenti.

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