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Cronaca

Duplice omicidio in ambito familiare: Salvatore Ocone condannato all’ergastolo

Duplice omicidio in ambito familiare: Salvatore Ocone condannato all’ergastolo

Ocone condannato all’ergastolo per la strage di Paupisi: una comunità ancora nel dolore a un anno dall’episodio

A Paupisi, nel Beneventano, una sentenza pesante chiude una delle pagine più drammatiche della cronaca locale: Salvatore Ocone, 59 anni, è stato condannato all’ergastolo per duplice omicidio aggravato e tentato omicidio, con l’aggiunta di otto mesi di isolamento diurno. La decisione è arrivata nel giorno simbolico dell’anniversario della notte che ha insanguinato la famiglia, sancendo una sentenza attesa da chi, tra le pareti di questa comunità, ha imparato a convivere con la ferita ancora aperta. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la Corte ha accolto la richiesta della Procura di Benevento.

La notte del 30 settembre 2025, all’interno dell’abitazione familiare di Paupisi, si è consumata una tragedia di proporzioni devastanti. La ricostruzione degli investigatori indica che la vittima principale fu Elisa Polcino, 49 anni, colpita nel sonno da una pietra del peso di circa 12 chilogrammi, prendendo una direzione che la medicina legale ha attribuito a lesioni gravissime al cranio. Anche Cosimo, 15 anni, perse la vita a causa di lesioni similmente devastanti riportate durante l’aggressione. Antonia, la seconda figlia rimasta ferita, riportò lesioni serie; nessuno dei presenti all’interno della casa fu risparmiato dall’orrore. La fuga di Ocone, che portò con sé i due figli a bordo dell’auto, culminò in una caccia all’uomo protratta per ore nelle campagne tra Paupisi e Ferrazzano, in Molise, con l’intervento di un elicottero dei carabinieri che contribuì a rintracciare l’auto. Arrestato, l’uomo fu trasferito in carcere e ammise le proprie responsabilità durante l’interrogatorio, fin dall’istante in cui fu intercettato.

Il processo ha posto al centro della sua attenzione non solo la dinamica del delitto, ma anche le condizioni psichiche dell’imputato. In sede di dibattimento è emersa la richiesta di una perizia psichiatrica per valutare la capacità di Ocone di comprendere e volere al momento dei fatti e la sua idoneità a partecipare al processo. La perizia è stata affidata al dottor Vincenzo Scarallo, medico psicologo del Cotugno di Napoli. Il medico, al termine della relazione depositata nel settembre 2026, ha riconosciuto elementi di alterazione della realtà, deliri e allucinazioni, ma ha concluso che i principali parametri funzionali dell’imputato erano conservati, attestando la sua capacità di intendere e di volere al tempo della strage e la possibilità di stare coscientemente in giudizio. La difesa, che aveva sostenuto la presenza di una vulnerabilità psicologica, ha trovato conferme solo parziali: la Procura, pur avendo chiesto una valutazione, aveva già ottenuto una consulenza che indicava la capacità dell’imputato di comprendere e di determinarsi.

Durante i colloqui con il perito, Ocone aveva avanzato una versione in cui sosteneva di aver agito per liberarsi dall’influenza di quanto riteneva essere un’entità demoniaca che avrebbe posseduto la moglie, collegando tale motivazione anche agli interventi su i figli per proteggerli. Tuttavia, in aula, Scarallo ha spiegato che non emersi elementi capaci di dimostrare una compromissione reale della capacità di intendere e volere al momento dei fatti: secondo le sue osservazioni, l’azione sarebbe maturata in un contesto di rabbia e paura per il futuro dei figli, mentre i particolari deliranti emersi nel corso dell’indagine sono stati progressivamente esclusi dal periodo dei fatti.

Sul fronte risarcitorio, il verdetto riconosce risarcimenti economici distinti: 80 mila euro alla figlia Antonia e 50 mila euro all’altro figlio Mario, che in quel 30 settembre 2025 non era presente nell’abitazione. Una parte non trascurabile del procedimento ha riguardato la gravissima ferita subita dalla famiglia, ma è proprio la perdita di Elisa e Cosimo a costituire l’epilogo più doloroso, accompagnato dalla lunga degenza di Antonia, che ha dovuto affrontare cure e riabilitazione in strutture specializzate.

La vicenda ha avuto anche un forte impatto simbolico sul territorio: il 10 ottobre 2025 Paupisi ha dichiarato lutto cittadino e i funerali si sono celebrati nella chiesa di Santa Maria del Bosco, alla presenza di centinaia di cittadini e con l’intervento dell’arcivescovo Felice Accrocca, che ha invitato a riflettere sulla necessità di evitare tragedie simili in futuro. Nel frattempo, la comunità ha seguito con attenzione le tappe successive del processo: nel marzo 2026 il gip di Benevento aveva disposto il giudizio immediato, che si è svolto nel periodo tra maggio e settembre 2026, culminando con la pronuncia odierna.

Resta da considerare che la sentenza è di primo grado e potrà essere impugnata nei gradi successivi. Nel frattempo, la comunità sannita conferma la ferita aperta di una pagina di cronaca nera che ha segnato profondamente la vita di una piccola comunità, lasciando una giovane sopravvissuta e una famiglia distrutta a ricordare quel giorno come un’ombra duratura sul territorio.

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