Castellammare di Stabia tra fango, frane e una sfida di lungo respiro per salvaguardare Monte Faito e il fronte costiero
Castellammare di Stabia, area cruciale tra Centro antico, porti e la via Panoramica, continua a fare i conti con fango, solide frane e allagamenti che si ripresentano come segnali ricorrenti di vulnerabilità idrogeologica. Una realtà che riguarda abitanti, attività economiche e il potenziale turistico della città, soprattutto nel contesto del rapporto tra mare e montagna che disegna uno scenario unico al mondo ma sempre più fragile.
A far discutere non è solo la ripetizione degli eventi, ma la distanza tra la diagnosi di rischio e la mancanza di strumenti concreti per eliminarlo o contenerlo in tempi rapidi. I Democratici e Progressisti di Castellammare di Stabia hanno lo scenario in mano: i pericoli esistono perché, finora, non sono stati realizzati o resi efficaci gli interventi attesi. Nel mirino finiscono strumenti e promesse contenuti in una serie di atti, tra cui la Deliberazione CIPE n. 8/2012 e l’Allegato 1 all’Accordo di Programma del 12.11.2010, che prevedevano lavori per 10 milioni di euro nell’ambito di un progetto di Sistemazione idrogeologica di alvei torrentizi sui versanti di Monte Faito e sulle aree interessate dalla strada panoramica. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, quei 10 milioni vennero quantificati lungo interventi riferiti agli alvei Rivo Sciuscelle al Cognulo e Rivo Piazza Grande-Castello, con ulteriori necessità indicate per interventi sull’asse viario e sulle parti portuali.
La fotografia è chiara: nel 2022 si consolidava la consapevolezza che il finanziamento intravisto 14 anni prima sarebbe stato insufficiente, soprattutto a fronte dell’aumento dei costi e della complessità degli interventi. La lettura di quel periodo è arrivata associando la somma iniziale a una necessità di integrare con altri 23 milioni di euro, più un ulteriore stanziamento di 10 milioni per intervenire sulla strada panoramica e sugli alvei portuali, includendo anche la strada di accesso al Faito. Prospettive che avrebbero dovuto sbloccare la progettazione e mettere l’opera a gara, ma che hanno trovato un muro lungo anni di attesa.
Oggi, quattro anni dopo, la progettazione è completata ma resta ferma, nelle mani di una burocrazia ritenuta inaccettabile dai rappresentanti locali. L’appello è netto: la Regione deve intervenire con urgenza, attivando gli atti necessari e predisponendo le risorse necessarie per dare gambe a un pacchetto di interventi che, oltre a prevenire nuovi dissesti, potrebbero rilanciare l’area costiera e il comprensorio montano come polo di tutela ambientale e di sviluppo turistico. Il richiamo è rivolto in particolare al Presidente Fico: è necessario mettere in campo un progetto operativo, capace di valorizzare la risorsa Faito e di tutelare, al contempo, il bacino sorgentizio che alimenta un territorio così vulnerabile.
Faito emerge, in questa cornice, non solo come monte da proteggere, ma come opportunità di governance territoriale integrata. La montagna, insieme al mare, potrebbe disegnare un modello di gestione che coniughi tutela idrogeologica, tutela delle risorse idriche e attrattività turistica. È una visione che richiede scelte coraggiose, trasparenza sui passaggi decisionali e un coordinamento che superi i confini tra enti e settori. Se la Regione avrà la pazienza e la capacità di tradurre in atti concreti quanto promesso, si potrà trasformare un’emergenza cronica in una strategia di tutela e valore per Castellammare e per l’intera area dei Monti Lattari.
La cronaca di questa situazione non è soltanto un elenco di ritardi: è una chiamata a responsabilità condivisa. La perdita di tempo costa caro a cittadini, imprese e al tessuto turistico. Occorre un patto tra istituzioni, Parlamento locale e finanza regionale per liberare i cantieri, definire priorità chiare e assicurare la trasparenza sui tempi di realizzazione. In questo contesto, Faito non è solo un luogo, ma la chiave per uscire dall’insicurezza ricorrente e aprire una stagione di interventi efficaci e misurabili.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la somma inizialmente stanziata resta al centro delle contestazioni, ma la questione non è soltanto di bilancio: è la verifica concreta di una responsabilità politica nel tradurre promesse in opere realizzate e capaci di restituire fiducia a una comunità che da troppo tempo attende risposte tangibili.
