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Afragola: Martina Carbonaro, udienza di processo tra testimonianze e richieste di reti di ascolto

Afragola: Martina Carbonaro, udienza di processo tra testimonianze e richieste di reti di ascolto

Una testimonianza chiave nel processo per la morte di Martina Carbonaro mette in luce una figura di docente che aveva costruito con la ragazza un legame di fiducia superiore al contesto scolastico, apparentemente in grado di accogliere segnali di disagio che, secondo la ricostruzione, non sempre trovavano spazio nelle parole della studentessa.

Marino, all’epoca docente tirocinante e unica testimone indicata per l’udienza odierna, ha descritto Martina come una ragazza solare e dolce, ma costantemente in cerca di rassicurazioni. «Era una ragazza solare, allegra, molto dolce. Cercava rassicurazioni», è la sua sintesi emotiva di quei giorni. Secondo quanto riporta cronachedellacampania.it, l’aula ha assistito a una testimonianza vissuta nel contesto di una relazione di fiducia che andava ben oltre la relazione insegnante-studente, ma che non riusciva a svelare completamente il disagio vissuto dalla 14enne.

L’ultimo incontro a scuola resta uno dei passaggi più dolorosi del quadro: Martina si avvicinò per salutarla e confidò alla professoressa la volontà di raccontarle qualcosa. Marino, impegnata a discutere la propria tesi quel giorno, uscí prima dal plesso e lasciò la promessa di sentirsi nel pomeriggio. La docente ha spiegato di aver “lasciato detto” che sarebbe stata disponibile, ma la telefonata non ci fu mai. Proprio questa distanza temporale viene letta come una delle finestre aperte sulla frattura tra il mondo di Martina e ciò che potesse succedere poco dopo.

La mattina del 27 maggio – giorno in cui Martina fu ritrovata – Marino ha raccontato di aver appreso la scomparsa dai colleghi. In quel frangente la preoccupazione era duplice: poteva essere andata da Federico, con cui la ragazza intrecciava un rapporto solo virtuale, e allo stesso tempo si è trovata a considerare l’insolita difficoltà comunicativa che aveva caratterizzato i giorni precedenti. L’operatività degli insegnanti in quel frangente è stata descritta come frenetica, ma l’attenzione resta fissa sulla necessità di capire cosa potesse nascondersi dietro quei segnali.

Un episodio che ha assunto peso particolare è il messaggio lasciato dalla giovane il 16 maggio: Martina aveva chiesto una chiamata urgente, scrivendo: «Prof potete fare la chiamata per favore… ne ho tanto bisogno… non so cosa sto provando in questo momento». Una confessione che, ascoltata in aula, ha aggiunto una dimensione di urgenza e fragilità al racconto della docente.

La vicenda ha purtroppo una cornice personale quasi sospesa nel tempo: lo stesso giorno in cui Martina fu ritrovata, Marino si laureò con una tesi dedicata proprio a lei. È una coincidenza che ha umanamente commosso la professoressa durante la deposizione, sottolineando quanto la vicenda possa intrecciarsi con momenti di vita vissuta. L’avvocato Sergio Pisani, rappresentante della famiglia Carbonaro, ha rilanciato l’esigenza di rafforzare la rete di supporto nelle scuole per riconoscere precocemente i segnali di disagio tra i minori: centri di ascolto capaci di mettere in collegamento ragazzi in difficoltà con famiglie e professionisti, e la possibilità per i minorenni di accedere a uno psicologo autonomamente, senza il consenso dei genitori, come tema di riforma auspicata.

Il processo proseguirà con tre date rilevanti: il 30 ottobre è prevista la testimonianza del ragazzo con cui Martina aveva intrattenuto la relazione virtuale; il 10 novembre è fissata un’intercettazione intermedia per completare l’escussione dei testimoni della Procura. Ma l’attenzione è concentrata soprattutto sul 24 novembre, quando Alessio Tucci – imputato per l’omicidio della giovane – sarà ascoltato in aula. Tucci, tramite il proprio legale, ha annunciato l’intenzione di rendere dichiarazioni in quella sede, un passaggio che potrebbe fornire nuove chiavi interpretative al quadro giudiziario in corso.

Resta dunque aperta una domanda centrale: quali segnali di disagio non sono stati intercettati in tempo e quale ruolo hanno giocato la rete di contatti e le dinamiche personali nella catena di eventi che hanno portato a una tragedia così grave? La procurazione e la difesa continueranno a confrontarsi sui contorni dell’indagine, mentre la comunità giudiziaria resta chiamata a valutare non solo le responsabilità ma anche gli strumenti di prevenzione utili a evitare che simili sofferenze si ripetano tra i giovani.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la testimonianza di Marino rischia di diventare una delle chiavi di lettura del caso, non solo per i fatti, ma come spinta a guardare con più attenzione ai segnali di disagio che accompagnano l’angoscia degli adolescenti nelle scuole.

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