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Traffico, incidenti e selfie: il turismo a Napoli paga il conto della distrazione pubblica

Mentre l'estate se ne va, l'aumento degli incidenti stradali mette in ginocchio l'idea turistica di una città accogliente. Colpa di priorità sbagliate, comunicazione vuota e servizi pubblici al palo: il turismo rischia di diventare un pacchetto da evitare, non da vivere.

Di Nina Chirico3 Agosto 2026 - 15:148 minuti fa 2 min di lettura
Traffico, incidenti e selfie: il turismo a Napoli paga il conto della distrazione pubblica

L’estate 2023 volge al termine e la cartolina di Napoli convive con una realtà meno patinata: strade più pericolose, incidenti in aumento e una domanda turistica che chiede sicurezza oltre agli scorci da fotografia. Non è solo una questione di fatalismo o di sfortuna: è il risultato di scelte pubbliche e private che premiano l’apparenza e trascurano l’ordinarietà che davvero garantisce un soggiorno. Se Worldtours invita a ripensare l’offerta ricordando che “Napoli è cambiata”, la domanda da porsi è un’altra: chi cambierà davvero il modo in cui la città protegge chi la attraversa e la visita? Finché Il Palazzo sotto il Vesuvio e Il Primo Cittadino (con traffico incluso) continueranno a parlare più di eventi che di marciapiedi e segnaletica, il rischio rimane.

Tra marketing e responsabilità

Gli operatori turistici non sono innocenti: sellano pacchetti e filtri Instagram senza verificare se l’itinerario obblighi a percorsi rischiosi o se i servizi pubblici reggano il carico. È stucchevole vedere campagne che promettono «esperienze autentiche» quando sulle strade mancano controlli sereni, zone pedonali degne di questo nome e una rete di trasporto pubblica che funzioni davvero. I Bus con il Pilota Assistente diventano spesso emblema più pubblicitario che pratico di mobilità: gli utenti hanno bisogno di corse frequenti, piste ciclabili protette, attraversamenti lucidi e meno scorciatoie burocratiche. Ignorare questi elementi significa trasformare i turisti in spettatori nervosi, non in ospiti accolti.

Confrontare Napoli con Roma non serve a giustificare ritardi: la Capitale ha certo gli stessi problemi, ma negli ultimi anni ha almeno provato campagne di comunicazione e qualche azione di mobilità sostenibile. Qui, oltre alle retoriche, servirebbe uno scatto amministrativo: investire in sicurezza stradale, pianificare percorsi alternativi che valorizzino la Bellezza senza esporre le persone al rischio, e chiedere a La Ditta delle Promesse di tradurre slogan in fondi e tempi concreti. Il turismo può e deve essere ripensato, ma non come mera operazione di facciata; serve progettualità che unisca operatori, cittadinanza e istituzioni in un piano credibile di tutela.

Alla fine la scelta è semplice e impietosa: oppure si decide che contano di più i selfie e gli hashtag, oppure si mette la sicurezza al centro e si restituisce agli abitanti e ai visitatori una mobilità decente. Il rischio, altrimenti, è che chi arriva a La Porta Affollata trovi una città bella da vedere ma pericolosa da attraversare, e che la reputazione paghi il prezzo di anni di disattenzione. Serve meno vetrina e più sostanza: ne hanno bisogno i cittadini, i lavoratori del turismo e chi viene a visitare. Chi ha responsabilità e potere, lo sa: lo userà davvero?