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Mai più cortei: Questura e Prefettura bloccano i funerali pubblici dei ras del Vesuviano

Prefettura e Questura impongono divieti ai funerali in forma pubblica per i capi dei clan vesuviani; i riti del boss Pesacane si sono svolti in forma privata dopo la mobilitazione di Libera.

Di Nina Chirico17 Agosto 2026 - 12:458 minuti fa 2 min di lettura
Mai più cortei: Questura e Prefettura bloccano i funerali pubblici dei ras del Vesuviano

Questura e Prefettura di Napoli hanno vietato i funerali in forma pubblica per i ras del territorio vesuviano, motivando la misura con il rischio di manifestazioni di forza e di disordini.

La decisione, adottata come provvedimento di ordine pubblico dalle forze dell’ordine, ha trovato immediato riscontro nella pratica: i funerali del presunto boss Pesacane si sono svolti esclusivamente in forma privata dopo la linea dura comunicata agli uffici competenti. Secondo quanto riferito, la scelta di limitare le celebrazioni è arrivata alla luce delle recenti proteste promosse dall’associazione Libera, che aveva segnalato il pericolo di trasformare il rito funebre in una vetrina di potere del clan.

Il fondamento operativo del divieto è la tutela della sicurezza pubblica. Le autorità hanno motivato la misura con la necessità di prevenire cortei non autorizzati, esibizioni intimidatorie e la possibilità che le cerimonie diventino occasioni di aggregazione per soggetti contigui agli ambienti criminali. La Questura ha sottolineato come il controllo preventivo delle modalità celebrative possa ridurre il rischio di tensioni in strada e mettere al sicuro i cittadini e gli operatori di polizia impegnati in ordine pubblico.

La protesta di Libera ha avuto un ruolo evidente nel precipitare le decisioni: l’associazione, che da tempo monitora la presenza delle organizzazioni criminali nel territorio vesuviano, aveva chiesto misure chiare per impedire che i funerali si trasformassero in manifestazioni di forza. La risposta delle istituzioni è stata una combinazione di divieti alla forma pubblica delle esequie e di vigilanza rafforzata nelle aree più sensibili della cintura metropolitana.

La scelta delle autorità apre un capitolo pratico sulla gestione di eventi pubblici legati a figure ritenute vertici di clan: da un lato c’è la necessità di garantire libertà di culto e diritti individuali, dall’altro la priorità di evitare che riti privati diventino strumenti di propaganda criminale. Per le istituzioni locali e per le forze di polizia la linea tracciata in questi giorni diventa un precedente operativo che sarà attentamente monitorato nelle prossime settimane, soprattutto in vista di possibili altre cerimonie con alto impatto simbolico nella provincia napoletana.