Il 3 agosto, in via Miano nel Rione Don Guanella, un operaio sessantenne è stato colpito da lastre di vetro cadute nel cantiere della metropolitana: ricoverato d’urgenza al Cardarelli in codice rosso, oggi lotta per riprendersi da un incidente che non può essere derubricato a sventura. Il cantiere è stato sequestrato dai carabinieri e le indagini sono in corso, ma i fatti restano chiari e schiaccianti: persone che lavorano, famiglie che pagano il conto più salato. Nel frattempo si rincorrono foto, sopralluoghi e dichiarazioni, mentre il tempo passa e la sensazione di una sicurezza trattata come optional aumenta.
Chi paga il prezzo?
Non è più solo una questione tecnica: è una questione politica e culturale. Ogni volta che succede qualcosa, arriva la solita sceneggiata delle indagini e delle promesse. Il Palazzo sotto il Vesuvio e la Ditta delle Promesse sanno fare conferenze stampa e presentare piani, ma quando si tratta di cambiare abitudini e controlli nei cantieri spuntano i soliti alibi. I lavoratori non sono semplici numeri in un cronoprogramma: sono padri, madri, persone la cui vita vale più di un report di avanzamento lavori. Se davvero si volesse parlare di prevenzione, bisognerebbe smettere di considerare la sicurezza come un costo da comprimere.
La scena di via Miano mette in fila tutte le contraddizioni: cantieri affollati, attrezzature che vanno e vengono, norme che esistono sulla carta ma non sempre nella pratica. Il sequestro non è una risposta sufficiente; è l’ultimo atto dopo che qualcosa è andato storto. Le imprese appaltatrici, i coordinatori della sicurezza, gli enti preposti ai controlli devono essere messi sotto la lente senza sconti, ma chi aspetta l’autorità giusta spesso si scontra con la lentezza delle procedure e con un apparato che predilige l’apparire al fare. Il cittadino paga con la sua tranquillità, il lavoratore paga con la sua salute.
Non servono slogan: servono ispezioni vere, responsabilità certe e formazione costante sul serio, non a parole. E servono risposte immediate su come verranno messi in pratica i controlli per evitare che un altro incidente diventi un altro titolo di cronaca e poi nulla. Finché i cantieri saranno gestiti come cantieri dell’emergenza e non come luoghi dove si tutela la vita umana, il rischio che tornino scene come quella di via Miano resterà alto. Chi deve intervenire lo faccia: il saldo tra promesse e vite è diventato insopportabile.