Immaginate Napoli sotto un doppio assalto: pioggia torrenziale che piega strade e blackout che spegne semafori e ospedali — l’esercitazione che proponiamo è pensata per quel giorno. Le piogge torrenziali in Giappone hanno causato almeno nove vittime, un monito che non può restare astratto per una città come la nostra, esposta a colate d’acqua e a una rete infrastrutturale vulnerabile.
Lo scenario operativo proposto ricompone tre elementi: precipitazioni estreme concentrate su poche ore, interruzione prolungata dell’energia elettrica e la conseguente paralisi dei trasporti. L’esercitazione dovrebbe coinvolgere Comune, Prefettura, Questura, Vigili del Fuoco, Protezione Civile regionale, ASL Napoli 1 e le direzioni sanitarie degli ospedali Cardarelli, Loreto Mare, Ospedale del Mare e Santobono, oltre alle aziende di trasporto urbano come ANM e alle gestioni della Circumvesuviana e dell’aeroporto di Capodichino.
Per la rete ospedaliera il banco di prova è chiaro: testare la tenuta dei generatori, il piano di continuità assistenziale, la capacità di spostare pazienti critici e la tenuta delle catene terapeutiche più delicate — dialisi, terapie intensive e reparti pediatrici. L’esercitazione dovrebbe prevedere l’attivazione di postazioni di triage esterne, percorsi di trasferimento alternativi e la verifica delle scorte di carburante per i gruppi elettrogeni; tutto coordinato con il 118 e le sale operative territoriali.
Sul fronte dei trasporti, servono simulazioni su asse viario e ferro che valutino l’effetto combinato di allagamenti e impianti semaforici fuori servizio: chiudere e deviare flussi, attivare navette sostitutive, predisporre hub di accoglienza e punti di raccolta per il trasporto sanitario. Una prova credibile include anche la gestione delle comunicazioni, dalla rete mobile al sistema radio della Protezione Civile, per capire dove saltano i collegamenti e come ristabilirli rapidamente.
Non si tratta di scenari da paura ma di esercizi pratici: stabilire indicatori misurabili — tempi di ripristino dell’energia critica, tempo medio di trasferimento pazienti, capacità di accoglienza nei centri di emergenza — e correggere procedure che, nella fretta, emergono sempre imperfette. In soldoni: meglio sporcarci le mani adesso, su strade e corridoi ospedalieri, che pagare il conto umano dopo la tempesta. Il calendario delle esercitazioni autunnali è l’occasione per convertirlo in realtà; a Napoli, dove ogni pioggia ha memoria, è un dovere civico e concreto.