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Terremoto nel Sannio: un campanello d’allarme ignorato per le comunità?

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La scossa di terremoto di magnitudo 3.3 che ha colpito il Sannio alle 4:56 del 12 luglio 2026, con epicentro ad Apice, non è solo un evento sismico da registrare. È anche l’ennesimo campanello d’allarme che mette in luce la vulnerabilità delle comunità italiane di fronte a fenomeni naturali sempre più frequenti. E mentre il sindaco di Apice, Angelo Pepe, rassicura i cittadini con dichiarazioni tranquillizzanti, la vera domanda è: siamo davvero pronti ad affrontare un eventuale disastro ben più grave?

Già, perché se da un lato ci sono stati solo lievi danni segnalati, dall’altro dobbiamo ricordare che l’epicentro è situato in una parte d’Italia con una lunga storia sismica. Dopo il catastrofico terremoto del 1962, ci si aspettava una preparazione adeguata, eppure qui siamo a fare verifiche “statistiche e tecniche” su un ponte e a mettere in atto misure di emergenza solo dopo la scossa. Come si dice: prevenire è meglio che curare, ma sembra che le istituzioni preferiscano giocare d’azzardo.

Le comunità locali, spaventate da ogni tremore, non meritano risposte vuote. Magari un intervento su quelle infrastrutture che, come nel caso del ponte lungo la Strada Provinciale 27, necessitano di controlli costanti, potrebbe essere un inizio. Ma ora, in un Paese dove gli investimenti in sicurezza idrogeologica languono, la vera sfida si chiama preparazione, e qui le istituzioni sembrano sorde.

Contesto Sismico in Italia

Il sismologo Enzo Boschi ha recentemente sottolineato in una sua intervista che l’Italia è un Paese a elevato rischio sismico e che i terremoti non sono una questione da sottovalutare. Dobbiamo chiederci: perché, allora, si continua a investire in opere edili senza garantire la loro sicurezza? Le recenti tragiche esperienze in altre regioni d’Italia dovrebbero servire da lezione. A fronte delle evoluzioni climatiche e sismiche, è un atto di responsabilità cercare soluzioni, piuttosto che adottare una politica del “vediamo come va”.

Ogni evento sismico, piccolo o grande, deve essere visto come un’opportunità per migliorare. Gli investimenti di oggi potrebbero salvare vite domani. La politica e le istituzioni hanno una grande responsabilità: garantire che le comunità siano preparate. Eppure, ogni volta che la terra trema, ci troviamo a constatare, con rassegnazione, che l’emergenza viene affrontata sempre quando è troppo tardi. Sarà questa l’occasione per scuotere le coscienze?