Inchiesta Tav: perquisizioni in corso a Rfi, cresce il sospetto di tangenti nel settore pubblico
A Caserta, una vicenda inquietante si staglia all’orizzonte, illuminando le ombre di un presunto sistema di tangenti che coinvolge il mondo degli appalti pubblici. I carabinieri hanno recentemente sequestrato un Rolex del valore di circa 80mila euro, un segnale eloquente di un’inchiesta che si allarga come un’onda, toccando anche le alte sfere di Rfi. Questo scenario non colpisce solo gli addetti ai lavori, ma coinvolge direttamente i cittadini, i quali si interrogano sul futuro della loro città e sulla gestione dei fondi pubblici.
L’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata dai pm Anna Ida Capone e Giacomo Urbano e sotto la supervisione del procuratore Pierpaolo Bruni, ha visto di recente l’estensione del numero degli indagati. Sono cinque le nuove persone iscritte nel registro, tra cui Domenico Semplice, un funzionario di Rfi, e sua moglie Laura Arena, avvocato. A loro si uniscono imprenditori del settore delle cave e un architetto, Gaetano Sacco, tutti già collegati a operazioni che destano non poche preoccupazioni tra i residenti.
La radice della questione sembra risiedere nell’affidamento di un appalto da oltre 9 milioni di euro per lo smaltimento di circa due milioni di metri cubi di terre e rocce dall’Alta Velocità Napoli-Bari. Secondo l’ipotesi accusatoria, Semplice avrebbe ricevuto tangenti che superano i 500mila euro, di cui una parte sarebbe stata girata alla moglie attraverso bonifici mascherati da consulenze legali inesistenti. Questi passaggi finanziari sollevano interrogativi sui legami di fiducia e trasparenza tra le istituzioni e i cittadini.
“Serve più attenzione”, è il pensiero che circola tra molti residenti, i quali si chiedono come sia possibile che un simile intrigo possa esistere sotto il loro naso. L’ex sindaco Carlo Marino è già coinvolto in questa rete, accusato di aver ricevuto oltre 200mila euro per favorire l’imprenditore Antonio Luserta nel suo tentativo di ottenere il via libera per l’utilizzo di una cava. La situazione pone in evidenza domande legittime riguardo il funzionamento della politica locale e la responsabilità di chi è chiamato a garantire il bene comune.
A far lievitare l’allerta è la scoperta che l’indagine non si limita ai nomi già noti, ma abbraccia un sistema più ampio che coinvolge altri imprenditori, come Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco, con operazioni più contenute ma ugualmente preoccupanti. La città è in attesa di chiarimenti e risposte da chi ha il dovere di vigilare.
Le indagini proseguono per ricostruire l’intero iter del presunto sistema corruttivo, e il peso di questa vicenda ricade su tutti i cittadini, ai quali è sempre più difficile accettare che i fondi destinati allo sviluppo possano essere sperperati in tangenti e corruzione. La sensazione è che qualcosa non torni, e il malumore crescente tra i residenti non è un caso isolato.
La questione, dunque, rimane aperta. La città chiede a gran voce un’interlocuzione chiara e onesta, mentre le istituzioni sembrano dover trovare il modo di ristabilire la fiducia nei confronti dei cittadini. È indispensabile che gli organi competenti facciano chiaramente luce su ogni aspetto della vicenda, evitando di lasciare spazio a dubbi o a un’immagine di omertà. Come si muoverà, ora, la giustizia? La comunità di Caserta attende risposte, perché dietro ogni tangente ci sono le speranze e le aspettative di una popolazione che vuole vedere riconosciuto il proprio diritto a una gestione equa e trasparente.


