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Ferdico, ex capo ultrà dell’Inter: «La curva si gestiva così, serve la ‘ndrangheta»

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Napoli, un’ombra si allunga ancora sui tifosi calcistici, un problema che tocca tutti, anche i più lontani dagli stadi. Marco Ferdico, ex leader dei gruppi organizzati del tifo dell’Inter, ha scelto di collaborare con la giustizia, portando alla luce retroscena inquietanti che potrebbero scuotere il mondo del calcio. La Curva Nord dell’Inter, un simbolo di passione per milioni di supporters, si trova ora al centro di un’inchiesta che si intreccia con la malavita.

Dopo Andrea Beretta, un altro protagonista del tifo nerazzurro decide di rompere il silenzio. Ferdico, già condannato per associazione a delinquere e attualmente sotto processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, ha rilasciato dichiarazioni allarmanti ai pm della Dda di Milano. Come riportato da www.cronachedellacampania.it, tre interrogatori tra maggio e giugno hanno svelato un quadro drammatico: sangue, criminalità organizzata e complicità atipiche tra tesserati e tifosi.

Il delitto di Boiocchi, ex capo dei ‘Boys San’, è una delle chiavi di lettura del racconto di Ferdico. L’omicidio, avvenuto nell’ottobre 2022, non è solo un crimine da risolvere, ma si rivela essere il punto d’inizio di una spirale di dichiarazioni che lasciano senza parole. Ferdico ammette il suo ruolo nella pianificazione dell’agguato e racconta dettagli sconcertanti, compresi i legami con la criminalità calabrese.

“Per tenere la Curva Nord di Milano ci voleva la ‘ndrangheta”, ha dichiarato Ferdico durante gli interrogatori, un’ammissione che non può passare inosservata. Queste parole non solo mettono in discussione la sicurezza dell’ambiente sportivo, ma sollevano anche interrogativi inquietanti sul controllo esercitato da organizzazioni malavitose.

L’ex ultras non si ferma qui. Riferisce di episodi grotteschi legati ai rapporti con i giocatori, evidenziando una strana commistione tra passione per il calcio e dinamiche criminose. Nella sua testimonianza, Ferdico racconta di un presente che il calciatore Federico Dimarco voleva offrire ai leader della curva, sinonimo di un legame che non si limita al campo da gioco.

Un altro aspetto sconcertante riguarda la gestione dei biglietti, un tema ricorrente in ambito sportivo e all’ordine del giorno delle autorità: il nuovo pentito scrive che la società dell’Inter avrebbe rispettato procedure rigorose, scagionandosi da ogni responsabilità. Ma a Ferdico non è andato giù il fatto che il club si sia costituito parte civile contro di lui: “Pensavo fossimo dalla stessa parte”, commenta, rivelando un malessere che spesso accomuna i tifosi a tutte le latitudini.

In un contesto così delicato, la reazione della città e il sentimento dei supporter sono palpabili. “Serve chiarire, non possiamo assistere in silenzio a tutto questo”, commenta un gruppo di tifosi napoletani, preoccupati non solo per il proprio club, ma per una rappresentazione del calcio che va oltre il mero divertimento e coinvolge aspetti ben più oscuri.

La domanda si fa urgente: a chi giovano queste confessioni? E cosa cambierà nel futuro del tifo e dello sport in generale? La vicenda non si limita a Milano; il suo eco risuona anche a Napoli, dove il calcio è una parte fondamentale della cultura e dell’identità locale.

Mentre i tifosi attendono chiarimenti e sviluppi, la notizia ricorda a tutti che le passioni possono diventare pericolose se non ben governate. Il territorio osserva, mentre il dibattito è più vivo che mai e il futuro delle curve e del calcio stesso rimane appeso a un filo.

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