Amerigo Sarri, una leggenda del ciclismo toscano, ci ha lasciati, e con lui se ne va un pezzo di storia sportiva. Nato il 10 novembre 1928 a Figline Valdarno, Sarri è stato uno dei corridori più promettenti che hanno segnato un’epoca dal dopoguerra fino ai primi anni Cinquanta. La sua carriera, costellata da ben 37 vittorie tra i dilettanti e oltre cinquanta successi totali, lo ha visto indossare con orgoglio la maglia dell’Aquila Montevarchi, dove ha condiviso la strada con grandi nomi del ciclismo, come Falsini, Bartolozzi e Tognaccini.
Il ritiro prematuro nel 1953, a soli 25 anni, non è stato la fine per Sarri, ma solo un nuovo inizio. Dopo un breve periodo tra i professionisti e un paio di competizioni significative, come il Giro di Lombardia, ha scelto di dedicarsi a una carriera lavorativa in una grande azienda milanese, senza mai allontanarsi davvero dal mondo del ciclismo. La sua passione per lo sport si è manifestata anche nella sua amicizia con i miti Fausto Coppi e Gino Bartali, che frequentavano spesso Figline per gli allenamenti.
Anche dopo il pensionamento, Amerigo ha continuato a svolgere un ruolo importante nell’organizzazione di competizioni ciclistiche, sia a livello regionale che internazionale. Non a caso, nel 2022 era stato insignito del titolo di socio onorario dell’Aquila Montevarchi, un riconoscimento meritato al fianco di Giancarlo Brocci, l’ideatore de L’Eroica.
La notizia della sua scomparsa ha scosso profondamente l’ambiente sportivo locale. Il GS Figline Bike lo ha ricordato come “un maestro di sport e di vita”, mettendo in luce non solo le sue doti atletiche ma anche il suo spirito accogliente e generoso. L’Aquila Montevarchi lo ha definito “memoria storica indelebile” del club, un titolo che rende testimonianza della sua importanza per le generazioni di ciclisti che lo hanno seguito.
Cittadini e sportivi di Figline Valdarno e oltre piangono la perdita di un uomo che ha dedicato la propria vita a promuovere e celebrare il ciclismo. Resta ora il compito delle nuove generazioni di portare avanti il suo insegnamento, onorando la passione e l’impegno che hanno contraddistinto la sua carriera. La domanda che ci poniamo ora è: come possiamo mantenere vivo il suo ricordo e il suo contributo per il ciclismo locale? Il territorio osserva e attende la risposta.