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Don Mimmo Battaglia al governo: «Non chiudete la porta della speranza per 1.200 famiglie»

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Nel cuore pulsante di Napoli, la lotta per il lavoro si intreccia con le speranze di 1.200 famiglie che vedono il loro futuro sospeso in un limbo burocratico. L’arcivescovo metropolita, cardinale Mimmo Battaglia, ha deciso di non restare in silenzio e ha lanciato un appello accorato al governo per chiedere un intervento immediato: “Basta ritardi, serve chiarezza per chi attende risposte da troppo tempo”.

La lettera aperta inviata al sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali, Claudio Durigon, è un grido di allerta. I cittadini di Napoli guardano increduli mentre un progetto, nato per dare nuova vita a molti disoccupati, sembra naufragare per motivi “procedurali” senza spiegazioni chiare. Dopo aver firmato i contratti e intrapreso i primi passi verso la stabilità lavorativa, il sogno di tanti sembra svanire nel nulla di una burocrazia implacabile.

Il progetto “Disoccupati e inoccupati di lunga durata Napoli”, avviato solo pochi mesi fa grazie alla sinergia tra Ministero del Lavoro, Città Metropolitana e Comune di Napoli, ora si trova di fronte a un blocco improvviso. “Ogni numero corrisponde a una storia di attesa”, scrive Battaglia. Molti hanno rinunciato a opportunità lavorative più sicure, confidando nelle promesse delle istituzioni. La decisione di fermare il progetto, avverte il cardinale, non è solo un colpo all’economia, ma una ferita profonda per chi già porta il peso della precarietà.

La città non sembra voler restare a guardare. Negli ultimi giorni, cortei e presidi si sono moltiplicati, con i lavoratori che hanno trovato spazio anche nel simbolico Duomo di Napoli, dove hanno protestato senza paura. Questo clima di tensione sociale ha suscitato una risposta forte da parte della politica locale, con il sindaco Gaetano Manfredi e il Consiglio comunale uniti per sostenere i tirocinanti, superando le divisioni politiche in nome della solidarietà.

“La risposta della politica è esemplare”, commenta Battaglia, “e deve essere ascoltata attentamente dal governo centrale, poiché dimostra l’urgenza della questione”. Il rischio, avverte, è che il fallimento di questo progetto possa spingere Napoli verso una crisi di povertà ancora più devastante.

Il cardinale chiude il suo appello con una richiesta diretta: “Incontrate i lavoratori al Ministero”. Sottolinea l’importanza di far sentire la loro voce, di non lasciare che i ritardi burocratici pesino sulle spalle di chi ha già affrontato troppi sacrifici. La Dottrina sociale della Chiesa e la Costituzione italiana pongono il lavoro al centro della dignità umana, e questo è il messaggio che Battaglia vuole trasmettere.

In un momento in cui la comunità è chiamata a difendere i suoi membri più vulnerabili, il futuro di Napoli e dei suoi cittadini sembra appeso a un filo. “Ricevere una delegazione dei beneficiari presso il Ministero sarebbe un segnale concreto che le istituzioni non abbandonano chi ha creduto in uno Stato di diritto”, conclude l’arcivescovo.

La domanda ora è: quali azioni concrete seguiranno? La città attende risposte chiare e tempestive, e i cittadini, stanchi di promesse infrante, sono pronti a far sentire la loro voce.

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