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Castellammare, Comune sciolto per camorra: il sindaco contro il PD in una battaglia politica senza precedenti

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Castellammare di Stabia è in subbuglio. È arrivata come un fulmine a ciel sereno la notizia che ha sorpreso molti, ma che in fondo era temuta da tutti: il Consiglio dei Ministri ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni della criminalità organizzata. Un atto che apre una ferita profonda in una comunità già segnata da esperienze simili, e che segna il secondo scioglimento consecutivo per condizionamento mafioso, un fatto senza precedenti per la città.

Il sindaco, Luigi Vicinanza, ha espresso il suo dolore attraverso una nota, sottolineando il proprio impegno nel migliorare la situazione della città. “Rispetto la decisione del Governo, ma attendo di conoscere le motivazioni”, ha affermato, rivendicando a gran voce il lavoro fatto nei due anni di mandato. “Lascio una città in condizioni migliori, non mi sono dimesso prima perché la criminalità prospera nei vuoti amministrativi”. Parole che risuonano con amarezza, specialmente per coloro che credevano nella capacità di cambiamento di questa amministrazione di centrosinistra.

Dall’altra parte, la reazione non si è fatta attendere. Sandro Ruotolo, europarlamentare e simbolo della lotta alla camorra, ha risposto con toni decisi, ricordando che “la criminalità non ha colore politico”. L’ex consigliere comunale ha criticato aspramente la gestione della crisi da parte di Vicinanza, facendo notare che da tempo i segnali di allerta erano evidenti: “Denunce, inchieste della DDA e arresti – tutto sotto gli occhi di tutti”. Secondo Ruotolo, l’amministrazione ha scelto lo scontro invece di collaborare con lo Stato, arrivando persino a promuovere una petizione contro l’insediamento della commissione d’accesso.

Il quadro che emerge è inquietante. Ruotolo ha coniato il termine “civismo criminogeno” per descrivere le liste civiche nate in questo clima di incertezza, sopravvissute solo per raccogliere voti senza una reale selezione della classe dirigente. “Queste strutture elettorali hanno reso le istituzioni vulnerabili alle infiltrazioni mafiose”, ha spiegato, evidenziando un problema sistemico che va oltre i confini della semplice amministrazione.

Ora, Castellammare si prepara a una stagione di gestione commissariale, un periodo di transizione che rischia di essere un’ulteriore sfida per una città già in un momento difficile. La domanda che rimane sulle labbra dei cittadini è: come si potrà ricostruire un’amministrazione in grado di resistere alle pressioni della criminalità? Si avverte un malumore crescente tra i residenti: “La città merita risposte”, affermano all’unisono, segno di una comunità desiderosa di cambiamento ma delusa dalla classe politica.

C’è da sperare che questa nuova fase sia l’occasione per riflettere e ridisegnare un futuro in cui la legalità non sia solo una parola di passaggio. Per Castellammare, questo è solo l’inizio di un lungo viaggio verso una società finalmente libera dalla morsa della criminalità. La città chiama a gran voce, ora più che mai, interventi concreti e una visione chiara per il futuro.