Casapesenna, il vice sindaco coinvolto in una lite con un boss: situazione che preoccupa i cittadini
A Casapesenna, una scena inquietante fa emergere collegamenti tra politica e criminalità che non possono più passare inosservati. Marcello De Rosa, attuale vicesindaco e già presidente della Provincia di Caserta, è finito sotto i riflettori per una conversazione intercettata, nella quale si rivolge a Costantino Garofalo, giovane esponente del temuto clan Zagaria, per gestire una lite personale. Quello che inizialmente potrebbe sembrare un semplice inconveniente relazionale si trasforma, alla luce degli sviluppi dell’inchiesta della DDA di Napoli, in un monito che i cittadini non possono ignorare.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’episodio risale al 29 luglio 2024, durante il quale De Rosa, in un dialogo trasmesso dagli investigatori, accenna a un affronto ricevuto dalla moglie. “Non mi posso compromettere”, dice De Rosa, rivolgendo la sua richiesta a Garofalo di risolvere la questione con “serietà”. Questo singolo intercettato non è solo un’anomalia personale, ma testimonia un “rapporti strettissimi” tra criminalità e figure politiche locali, un fenomeno che preoccupa non poco i residenti della zona.
Garofalo è visto come un operatore chiave nel riorganizzarsi del clan Zagaria, capace di unire le generazioni passate e future della malavita. Durante le sue conversazioni, emerge una insidiosa autocertificazione della propria influenza: “Non abbiamo bisogno dei cristiani per prenderci quello che ci dobbiamo prendere”, dichiara, insinuando un potere che va al di là della mera politica, ma che filtra attraverso le istituzioni locali.
Le indagini non si limitano a una lite di quartiere. Al centro della vicenda ci sono anche pratiche di presunta corruzione, con una consigliera comunale di Caserta accusata di aver ricevuto 30mila euro per facilitare l’assegnazione di un appalto da otto milioni. L’incontro del 27 gennaio 2024, che menziona un “baule Louis Vuitton”, fa da sfondo a questo scandalo, suggerendo scambi illeciti ben più ampi.
La DDA ha mappato un clan, quello Zagaria, ancora in grado di influenzare il territorio, nonostante la perdita della forza militare che lo caratterizzava in passato. La loro riorganizzazione è segnata dalla profonda rete familiare e da contatti ben radicati con il potere amministrativo, conferendo loro ancora oggi un certo grado di controllo sugli affari locali. Questo tema, che ci tocca da vicino, solleva domande sui meccanismi di protezione e sull’efficacia della giustizia nel nostro territorio.
A ciò si aggiungono episodi di violenza recente, come attentati intimidatori a danno di attività commerciali della zona e atti di competizione illecita nel settore delle onoranze funebri. La situazione evidenzia un’area oscura che, tra il velo della normalità quotidiana, si fa sempre più pesante e inquietante.
Otto persone sono finite in manette, tra cui le figure storiche del clan. Sebbene il giudice per le indagini preliminari non abbia convalidato il fermo, ha disposto la custodia cautelare per tutti gli indagati. Questa è solo un’infarinatura di una realtà che i cittadini, ogni giorno, vivono sulla propria pelle. La domanda che ci poniamo ora è: quali saranno le ripercussioni per chi vive in questa città, e quali azioni concrete verranno intraprese per garantire un futuro più sicuro per Casapesenna?
I cittadini non hanno bisogno di parole, ma di risposte e azioni tangibili. La sensazione di precarietà sta crescendo, e la crisi della fiducia nelle istituzioni potrebbe crearci un futuro più incerto. Casapesenna merita di più; e noi, in primis, dobbiamo pretendere attenzioni e risultati. Il cammino verso una comunità più sana inizia con il riconoscere i problemi. E questa vicenda lo mette in luce in modo preoccupante e urgente.

