Casalnuovo, tragedia in cantiere: familiari in attesa di verità dopo un anno di silenzio
Casalnuovo di Napoli – È un dolore che non sembra attenuarsi per la famiglia di Tommaso Altobelli, l’operaio tragicamente scomparso il 25 marzo 2025 mentre lavorava a un condominio della zona. Un anno è passato, ma per i suoi cari, la verità continua a rimanere nell’ombra. L’avvocato Luigi Ferrandino, legale della famiglia, solleva un grido di allerta: il silenzio delle autorità è assordante e ogni giorno che passa affonda ulteriormente il loro senso di giustizia.
La dinamica dell’incidente è chiara, almeno in parte. Altobelli, mentre smontava un’impalcatura con il collega Umberto Luciano, ha perso l’equilibrio ed è caduto, battendo la testa. I soccorsi sono intervenuti in tempi brevi, ma per l’operaio non c’è stato nulla da fare. La Procura di Nola ha avviato indagini e disposto un’autopsia, ma dieci mesi dopo, di chiarimenti nemmeno l’ombra.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, i familiari sono stati lasciati nell’incertezza più totale, senza alcuna informazione concreta che possa gettare luce sull’accaduto. “Siamo in una situazione di stallo, senza novità dopo un anno di attesa”, afferma Ferrandino. La sua voce esprime un malessere condiviso da tanti cittadini, preoccupati per la poca trasparenza e l’apparente mancanza di responsabilità in casi così delicati.
Per molti residenti di Casalnuovo, la vicenda di Altobelli rappresenta un problema più ampio: la sicurezza nei luoghi di lavoro. Le infinite attese per capire cosa sia successo a Tommaso pongono interrogativi inquietanti: quanti altri operai si trovano a lavorare senza le necessarie misure di protezione? Questa storia non è solo una cronaca di un incidente, ma un richiamo alla coscienza collettiva di una comunità che chiede giustizia e sicurezza.
Nel frattempo, il clima di sfiducia verso le istituzioni cresce. “Non ci possono lasciare nel dubbio”, ripetono alcuni residenti, mentre il malumore si diffonde nei bar e nei mercati locali. La questione è ben più di una tragica fatalità; è una chiamata urgente affinché venga prestata attenzione a tutte quelle famiglie che vivono nel terrore che i propri cari possano trovarsi in situazioni simili.
Ora più che mai, Casalnuovo ha bisogno di risposte. La sensazione generale è che non si possa più aspettare. Le responsabilità devono emergere e le istituzioni locali non possono ignorare un caso che potrebbe rappresentare un precedente pericoloso in materia di sicurezza sul lavoro. Le famiglie, i residenti, gli operai chiedono chiaramente: quali misure sono state adottate per evitare che tali tragedie si ripetano? E soprattutto, quando avremo giustizia per Tommaso Altobelli?
La città vive queste domande con un filo di speranza, ma anche con tanta tensione. I cittadini non si aspettano miracoli, ma semplicemente ciò che è giusto: chiarezza e protezione per chi lavora, perché il costo della vita non può essere un prezzo da pagare per un errore o un’inefficienza. E questa vicenda, ad un anno di distanza, continua a pesare sul cuore di una comunità che cerca giustizia, ma si sente abbandonata.

