La chiusura della Zenita Group a Napoli ha scosso non solo i lavoratori ma l’intera economia locale. Stiamo parlando di 120 posti di lavoro, con il futuro di molte famiglie in bilico. Ma come siamo arrivati a questo punto?
La multinazionale dell’information technology, già presente in 20 sedi italiane e in 10 paesi del mondo, ora annuncia misure drastiche. Da quanto riportato da Repubblica, sembra che dopo aver beneficiato di fondi ministeriali e alleanze con le università, l’azienda decida di “disinvestire sul nostro territorio”. La Fiom, il sindacato dei metalmeccanici, non ci sta e si mobilità. Ha scritto a Roberto Fico affinché il lavoro sia messo al primo posto nei provvedimenti regionali.
In una comunicazione ufficiale, la Zenita Group ha cercato di rassicurare il personale dicendo che non ci saranno licenziamenti, ma il destino di molti è in bilico. Parte del personale sarà trasferito a Roma e Salerno, mentre per gli altri ci sono più dubbi che certezze. Situazioni come questa mettono a rischio il futuro di tante famiglie e generano paure e incertezze in un contesto già difficile.
Cosa cambia per i lavoratori e l’economia locale
La chiusura della Zenita non è solo un problema individuale per i 120 lavoratori, ma ha ripercussioni ben più ampie. Napoli, già segnata da una crisi economica, perderà un ulteriore tassello della sua base produttiva. Con l’aumento della disoccupazione, si prefigura una stagione di tensioni sociali e richieste accorate per un intervento delle istituzioni locali. Oggi più che mai, è fondamentale che ci sia un dialogo costruttivo tra le parti per garantire un futuro dignitoso ai lavoratori.
Che cosa si può fare, dunque? Servono soluzioni rapide e concrete. Occorre ripensare alle politiche attive del lavoro e garantire sostegno a chi non riesce a trovare un’altra occupazione. Cosa ne pensano i napoletani? La sicurezza del lavoro non dovrebbe essere una priorità per la politica? Siamo arrivati a un punto di non ritorno, e la risposta delle istituzioni sarà decisiva per non far precipitare la situazione.

