La notizia della scomparsa di Igor Protti ha scosso non solo gli appassionati di calcio, ma tutta Livorno, città che lo ha visto brillare come attaccante sui campi di gioco e come uomo nel cuore della gente. Protti è morto la notte tra il 18 e il 19 giugno, all’età di 58 anni, dopo una lunga battaglia contro un tumore al colon. Un addio silenzioso, un dialogo intimo tra amici che ci ricorda quanto sia fondamentale il legame fra le persone nei momenti più difficili della vita.
Cristiano Lucarelli, compagno di squadra e amico fraterno di Protti, ha voluto condividere l’intensità di quell’ultimo saluto, rendendo pubbliche le parole che lo stesso Protti gli aveva affidato. Come riportato da www.cronachedellacampania.it, Lucarelli ha raccontato su Instagram della sua ultima telefonata con Igor: «Cri, sono arrivato». Le parole, emblematiche, si sono trasformate in un piccolo grande testamento da amico a amico: «Nel senso che l’arbitro sta per fischiare la fine. È questione di ore o di giorni. Se puoi, vieni a casa».
Lucarelli non riesce a dimenticare quel momento. La fragilità di Protti, sdraiato in soggiorno con lo sguardo fisso verso la finestra, parlava da sola. E in quell’istante, Igor ha avanzato la sua ultima richiesta: portare a casa la poltrona che gli aveva regalato, perché ogni giorno potesse ricordarsi di ciò che avevano condiviso. Un gesto semplice, ma carico di significato, che traduce un legame profondo e autentico tra due uomini che hanno vissuto e lottato insieme sul campo.
La famiglia di Protti ha dato l’annuncio in modo delicato, utilizzando le stesse parole del calciatore: «Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale». La comunità livornese, oggi più che mai, si unisce nel dolore per la perdita di un grande uomo. Protti, infatti, non è stato solo un calciatore, ma un simbolo per la città, come conferma il saluto affettuoso di Lucarelli: «Mi manchi già, permalosone». Le sue parole affondano nel cuore della comunità, richiamando l’amore e il rispetto che Protti ha sempre portato con sé.
Il suo addio riporta alla mente i momenti di gioia e le emozioni provate durante la carriera, ma anche le difficoltà affrontate con coraggio. Lucarelli racconta di come, nonostante la malattia, Igor fosse riuscito a portare la figlia Noemi all’altare, un gesto che rimarrà imperituro nella memoria di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo. La lotta contro il tumore ha segnato il corpo di Protti, ma non il suo spirito.
E ora Livorno si prepara a rendere omaggio a uno dei suoi più illustri figli. L’immagine della poltrona, simbolo di un’amicizia indissolubile, diventa il fulcro di un ricordo vivo, che non smetterà di emozionare. Il territorio si stringe attorno alla famiglia di Protti, mentre l’incertezza della vita si fa sentire con forza.
Proprio ora, la città avverte il bisogno di unirsi e riflettere su quanto questo legame possa richiamare l’attenzione sui valori umani. La domanda nei cuori di molti è: come si può mantenere viva la memoria di chi ci ha lasciato, se non attraverso momenti di riflessione e celebrazione collettiva? Igor Protti riposa ora in pace, ma il suo spirito continua a vivere tra le strade di Livorno, e la città attende di onorare il suo ricordo nel modo migliore possibile.
Non è solo cronaca, è vita quotidiana. I livornesi hanno già iniziato a discutere come rendere omaggio a un uomo che ha dato tanto e che ha saputo essere, nel profondo, un grande amico. Ecco perché il dibattito è aperto: Livorno, cuore pulsante del calcio e della vita, si domanda ora quali segni potrebbe lasciare Igor Protti per le generazioni future.

