Alimentari a rischio in Costiera: il brutto volto del turismo nella nostra terra
In un’estate che dovrebbe essere all’insegna del relax e del buon cibo, arrivano notizie sconcertanti dai controlli attuati dai Carabinieri del Nas di Salerno. Durante un’imponente campagna di ispezione nelle località turistiche della Costiera Amalfitana e del Cilento, sono emerse situazioni di degrado che fanno riflettere. La realtà è ben lontana dalla cartolina da sogno che ci si aspetta.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, sono stati sequestrati oltre 9 quintali di alimenti, privi di tracciabilità e custoditi in condizioni igieniche a dir poco preoccupanti. La chiusura di varie strutture, con un valore complessivo dei locali fermati che supera i 2 milioni di euro, segna un duro colpo all’illegalità commerciale in un periodo in cui il turismo rappresenta una delle maggiori fonti di reddito per i nostri territori.
Ciò che è emerso è allarmante: nel Cilento, un panificio ha dovuto chiudere per evidenti carenze igienico-sanitarie, incluso un deposito abusivo di prodotti surgelati, privi di ogni etichetta o indicazione. Non è certo un buon biglietto da visita per chi visita la nostra regione, desiderosa di assaporare la tradizione gastronomica campana.
E che dire del noto ristorante-pizzeria nella celebre Costiera Amalfitana, che utilizzava un garage privato come deposito merci? La chiusura immediata di questo locale invita a porre una domanda scomoda: come è possibile che in un luogo di eccellenza turistica si tollerino simili pratiche? Le forze dell’ordine hanno sequestrato altri 80 chilogrammi di cibo “fantasma” in diverse strutture, rendendo chiaro che la questione non è isolata.
Anche la situazione nell’Agro Nocerino-Sarnese non è da meno: un’azienda di confezionamento alimentare è stata chiusa per la totale assenza di requisiti igienici, con 5 quintali di materie prime sequestrati. In una stagione turistica così cruciale, rischiamo di danneggiare la nostra reputazione, ma soprattutto la salute dei cittadini e dei turisti che scelgono le nostre bellezze.
Le multe elevate, che si aggirano intorno ai 13mila euro, sembrano poco rispetto all’onda di indignazione che queste scoperte possono generare. A Napoli e provincia, la preoccupazione è palpabile: i residenti chiedono maggiore trasparenza e controlli più rigorosi, affinché i servizi offerti siano all’altezza delle aspettative.
Ora il dibattito è aperto. Quei luoghi che dovrebbero rappresentare il “made in Campania” con orgoglio, rischiano di trasformarsi in teatri di truffe alimentari. La sensazione, in città, è che ci sia ancora molto da fare per garantire la sicurezza e la salute pubblica. I cittadini, stanchi di dover subire situazioni di degrado e irresponsabilità, chiedono risposte concrete e azioni immediate da parte delle istituzioni.
In un momento come questo, è fondamentale riaccendere il dialogo tra cittadini e istituzioni, per proteggere quel patrimonio gastronomico che è parte essenziale della nostra cultura. La salubrità dei nostri alimenti non è solo una questione di legge, ma anche di dignità per un popolo che vive di tradizioni culinarie e di un turismo che merita di essere di qualità.

