Seguici
Notizie live
Caricamento...

A Rio de Janeiro parte la scuola della Vera Pizza Napoletana: un legame che unisce Napoli e Brasile

Scorri per leggere ↓

La pizza napoletana conquista il Sud America: a Rio de Janeiro nasce la scuola dedicata a questo simbolo della gastronomia partenopea. Un legame che si rafforza, non solo tra Italia e Brasile, ma anche tra culture e tradizioni. Il recente evento inaugurale, che si è svolto nella storica Casa d’Italia con vista mozzafiato sulla Baia di Guanabara, ha visto la presenza di autorità italiane e locali, oltre a una nutrita rappresentanza della comunità italiana a Rio.

La nuova scuola, promossa dall’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN) in collaborazione con Bento Pizzeria, rappresenta un’opportunità unica per formare professionisti e appassionati del settore. Con corsi permanenti dedicati, si mira a trasmettere non solo tecniche e segreti della vera pizza napoletana, ma anche l’arte di un mestiere che affonda le radici in Napoli.

«Inauguriamo oggi un nuovo tassello della strategia di promozione di Casa d’Italia. Questo progetto è fondamentale per valorizzare la nostra identità culturale qui a Rio», ha dichiarato Massimiliano Iacchini, console generale d’Italia nella città carioca. L’iniziativa non ha solo un significato gastronomico, ma rappresenta un’azione concreta per rafforzare l’amicizia tra Italia e Brasile.

Massimo Di Porzio, vicepresidente dell’AVPN, ha sottolineato come Rio de Janeiro rifletta in molti aspetti la cultura e la passione di Napoli. «Ci auguriamo di formare una nuova generazione di pizzaioli», ha affermato, evidenziando che questo non è solo un progetto di cucina, ma una vera e propria missione culturale. «La pizza napoletana è un mestiere serio, e solo attraverso una scuola si possono insegnare le caratteristiche che la rendono autentica».

La scuola si inserisce in un progetto più ampio, che comprende la “Cucina – Scuola Enogastronomica Italiana”, recentemente inaugurata dal Consolato, intesa come centro permanente per la formazione professionale e la promozione della cultura italiana. Un passo deciso verso un’inclusione sociale che passa attraverso il linguaggio universale del cibo.

Questa iniziativa, eccellente secondo molti, suscita però interrogativi importanti. In un contesto dove la cultura gastronomica è un metodo potente per unire le persone, quanto possono le istituzioni pubbliche e private impegnarsi per sostenere simili progetti? E perché non rendere queste risorse più accessibili a chi vive quotidianamente i disagi del territorio, ai commensali e ai turisti che affollano i ristoranti di Napoli e, ora, anche quelli di Rio?

La comunità di Napoli, abituata a vedere la propria tradizione gastronomica riflessa in ogni angolo del mondo, osserva con interesse e una punta di orgoglio ciò che accade lontano da casa. La domanda, ora, è se questa scuola diventerà non solo un centro di formazione, ma anche un ponte culturale tra due popoli, capace di trasmettere l’autenticità di una tradizione che continua a nutrire sogni e aspirazioni.

Fonte