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Napoli shock Ctp: De Magistris a giudizio per «carrozzone decotto»
L’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris finisce sotto accusa per 23 milioni di euro spariti nei bus della Ctp. La Procura della Corte dei Conti lo cita in giudizio: soldi pubblici buttati in un baratro.
Napoli trattiene il fiato. La Città Metropolitana, erede della vecchia Provincia, ha riversato fiumi di denaro nella Compagnia Trasporti Pubblici. La Ctp, nata nel 2001 per collegare la provincia di Napoli e Caserta, è fallita ad aprile 2022. Eppure, dal 2003, i salvataggi hanno superato i 332 milioni.
Due atti di citazione, oltre 300 pagine ciascuno. Il primo per l’11 milioni del 2018, il secondo per i 12,5 del 2019. Secondo i magistrati contabili, la società era già decotta. Ricapitalizzazioni inutili, in violazione delle norme sul soccorso finanziario.
Questa mattina, conferenza stampa in via Piedigrotta. Il procuratore generale Giacinto Dammicco non usa giri di parole: “La Ctp era diventata un carrozzone. Ridotti i chilometri percorsi del 70% dal 2010 al 2021, da 16 milioni a 5. Non c’era piano industriale. Informazioni chiare dicevano che non si salvava”.
De Magistris, sindaco metropolitano dal 2015 al 2021, è tra i nove citati. Con lui Giuseppe Cirillo, delegato ai trasporti, Elpidio Capasso alle partecipate, Carmela Miele e Antonio Meola dei Servizi Finanziari, Giuseppe Cozzolino ex capo di gabinetto, i revisori Michelina Bruno e Antonio Luongo.
La crisi era irreversibile già prima del Covid. Nel dicembre 2020, concordato preventivo in bianco. La pandemia ha peggiorato tutto, ma i guai venivano da lontano. Bus che non girano nei quartieri popolari, periferia di Napoli e Caserta lasciata a piedi.
Perché continuare a pompare soldi? Per salvare posti di lavoro e il servizio essenziale. Ma la Procura ribatte: “Spostare il problema di un anno non salva nessuno. Serviva un piano vero, non tappi provvisori”.
L’ex pm non ci sta. “Sono certo della correttezza assoluta formale e sostanziale del mio operato”, dice a caldo. “Ho agito per il bene comune, per centinaia di famiglie. Senza stipendio da sindaco metropolitano, con pareri favorevoli di tutti i dirigenti. Paradossale doversi difendere chi salva la Costituzione”.
Polemica coi successori: “Abbiamo smesso per fine mandato. Loro hanno scelto la privatizzazione”. De Magistris parla di poteri forti, corruzione dilagante a Napoli. Ma i magistrati contabili contestano dolo eventuale.
L’udienza è fissata al 10 novembre 2026. Napoli aspetta risposte. Quei 23 milioni torneranno nelle tasche dei cittadini? O era davvero un salvataggio inevitabile nei vicoli affollati e nelle province senz’auto? Il dibattito infuria.
