Tragedia a Ponticelli: Fabio Ascione ucciso da un amico, l'ultimo saluto in mezzo ai palazzoni

Tragedia a Ponticelli: Fabio Ascione ucciso da un amico, l’ultimo saluto in mezzo ai palazzoni

Sulla bara bianca di Fabio Ascione, il ventenne morto senza colpe fra i palazzoni di Ponticelli, spiccano due maglie: una bianca da calcetto, l’altra azzurra, simbolo di una vita di sacrifici. Era la notte del 7 aprile quando Fabio, tornando dalla sala bingo di Cercola, è stato colpito a morte. Una vita spezzata, un destino crudele.

Poche ore fa, tra i cubi di cemento di Ponticelli, sono scattati gli arresti per questo omicidio. Un giovane di 23 anni si è costituito al carcere di Poggioreale, un diciassettenne, nipote di un esponente del clan De Micco, è stato fermato. La ricostruzione è agghiacciante: il 23enne avrebbe accidentalmente sparato a Fabio durante un racconto infuocato di una sparatoria avvenuta poco prima, mentre l’amico si vantava, ignaro delle conseguenze di gesti così temerari. «È stato un errore letale», confida un agente, su cui pesa il silenzio omertoso che avvolge il quartiere.

Da giorni la comunità di Ponticelli vive nel sospetto. Il questore di Napoli aveva persino vietato i funerali, un gesto che in città evoca il mondo dei camorristi. Tuttavia, negli ultimi giorni la decisione è stata ribaltata, permettendo alla gente di rendere omaggio a Fabio. Ma nel quartiere, dove le voci circolano più rapide della luce, tutti sapevano chi era stato coinvolto, come se i palazzi stessi custodissero un segreto pesante come piombo.

Oggi, la chiesa dei Santi Pietro e Paolo è un mare di lacrime. Mamma Rita si inginocchia, circondata da rose, mentre l’arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, celebra la messa. Presente anche la vicesindaca Laura Lieto, mentre il sindaco Gaetano Manfredi è a Roma per affrontare altre emergenze.

Gli interventi di don Mimmo risuonano potenti. «Siamo nei giorni di Pasqua, un momento in cui la morte non dovrebbe avere l’ultima parola. Ma continuiamo a contare troppe morti, troppe vite spezzate». Le sue parole si fondono con l’ansia che permea la platea, una città stanca di sentir parlare di vite rubate, di speranze soffocate. Ma che futuro ci attende? E quante altre vite dovremo piangere prima che il silenzio degli indifferenti venga spezzato?

Fonte

Licola Mare in ansia: Angela riemerge dopo due settimane di giallo

Licola Mare in ansia: Angela riemerge dopo due settimane di giallo