Napoli è ferma, e lo grida la protesta dei tassisti. Sabato 18 aprile, Piazza dei Martiri sarà il palcoscenico di una mobilitazione che promette scintille, con i lavoratori del settore pronti ad incrociare le braccia dalle 11:00 alle 13:00. Il motivo? Un collasso strutturale della mobilità urbana che permea ogni angolo della città.
Dopo un’assemblea infuocata, il Comitato Tassisti di Base e il Movimento Consumatori hanno lanciato l’allerta. La rabbia è palpabile: “La situazione è insostenibile. Non possiamo lavorare in queste condizioni”, denuncia un esponente sindacale. E non hanno tutti i torti. Il traffico congestionato ha trasformato le arterie principali in labirinti senza uscita, mentre la gestione della viabilità sembra un miraggio.
Al centro della contestazione ci sono le Zone a Traffico Limitato, trascurate come se fossero un problema di poco conto. Via Domenico Morelli è solo un esempio di come l’amministrazione abbia fallito nel gestire la città. La Municipalità 1 è sotto accusa, colpevole di non segnalare le criticità legate alla sosta selvaggia nonostante le denunce dei tassisti.
“Siamo schiacciati tra disagi e costi sempre più elevati”, continua il comunicato. I cittadini che si affidano ai taxi vedono aumentare i prezzi, mentre per i conducenti la situazione si fa insostenibile. La crescente pressione del caro carburante, aggravata da fattori internazionali, erode i già magri margini di guadagno.
La protesta di sabato non è solo una richiesta, ma un ultimatum. I tassisti chiedono interventi urgentissimi: corsie preferenziali, controlli e tariffe sociali. Senza questi, il rischio di un blocco totale del servizio è concreto.
E mentre le sirene dei taxi si avvicinano, la domanda resta: cosa farà il Comune? Napoli attende risposte, ma la tensione è nell’aria. La città è in fermento e il dibattito è già acceso.