Sparato in strada a Napoli: ‘Uà, mi ha colpito’ le ultime parole di Fabio Ascione

Sparato in strada a Napoli: ‘Uà, mi ha colpito’ le ultime parole di Fabio Ascione

Napoli – «Uà, mi ha colpito». Queste cinque parole, sussurrate in un momento di terrore, segnano gli ultimi istanti di vita di Fabio Ascione, ventenne brillante, un proiettile fatale che lo ha strappato a un futuro che sembrava promettente. La tragedia si è consumata all’alba del 7 aprile a Ponticelli, un quartiere della periferia orientale, dove la follia camorristica ha colpito un giovane innocente.

Era l’ora in cui il sole comincia a farsi largo tra le nuvole. Fabio, completamente estraneo alle dinamiche criminali, stava tornando a casa dopo il suo turno in una sala bingo. Un caffè al bar “Lively”, la tappa che spezza la routine di una vita normale. Ma in quel momento, il destino ha deciso diversamente, intrecciando le sue traiettorie con quelle dell’ignoto e del male.

A pochi passi dal bar, in Viale Carlo Miranda, una scena che pareva uscita da un film. Le telecamere di sorveglianza hanno immortalato un inseguimento tra un’auto di grossa cilindrata e uno scooter. A bordo della prima, esponenti del gruppo Veneruso-Rea di Volla; sul secondo, due ragazzi, tra cui il nome di Francesco Pio Autiero, legato al clan De Micco. Quando i veicoli si sono incrociati, i lampi degli spari hanno illuminato la mattina.

Lo scooter, affiancato dall’auto in fuga, ha proseguito verso il bar. Autiero, sulla sella, ha “scarrellato” una pistola. Le indagini indicano che il proiettile che ha colpito Fabio potrebbe essere stato il frutto di un colpo partito per caso, ma il risultato è devastante: un colpo, dritto al petto, e la vita di un ragazzo va in frantumi.

Il cerchio degli investigatori si chiude rapidamente. Francesco Pio Autiero si è presentato ai Carabinieri, accompagnato dal suo avvocato. Le sue confessioni hanno comunque portato all’arresto di un complice minorenne. Entrambi dovranno affrontare accuse gravissime: omicidio volontario e porto d’arma da fuoco, aggravate dalla connessione con il potere mafioso.

Oggi, 14 aprile, non è il giorno delle analisi tecniche, ma quello della commozione collettiva. Nella chiesa di San Pietro e Paolo, le lacrime di Ponticelli si mescolano al dolore per un ragazzo che ha perso la vita per un colpo che non doveva neanche esistere. Una bara bianca, simbolo di un futuro distrutto. Di fronte all’altare, la comunità si raduna in cerca di risposte, chiedendosi come sia possibile morire a vent’anni, tornando a casa da un lavoro onesto, colpiti da un proiettile che non portava il suo nome, ma che ha annullato tutto.

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