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Napoli sotto choc, morte Domenico: legale rivela nuove prove contro chirurghi
Nuove prove choc scuotono il caso della morte di Domenico Caliendo. A Napoli, la famiglia del giovane non molla: accuse pesantissime contro il chirurgo Guido Oppido.
Era un pomeriggio qualunque nel cuore di Napoli, tra le strade affollate di Secondigliano. Domenico, 28 anni, entra in sala operatoria per un intervento banale. Qualche ora dopo, non ne esce vivo.
La Procura indaga da mesi su quel decesso sospetto. Malpractice? Errori fatali? Oggi l’avvocato della famiglia, Stefano Petruzzi, alza il velo su sviluppi bomba.
“Abbiamo acquisito ulteriori prove che per il momento non posso rivelare”, tuona Petruzzi davanti ai cronisti. “Le quali, a nostro avviso, confermano l’ipotesi che Guido Oppido ‘costi quel che costi’ abbia accettato il rischio che Domenico potesse morire, non facendo tutto ciò che era nelle sue possibilità per evitare il decesso”.
Parole che gelano il sangue. La madre di Domenico, straziata dal dolore, aveva già puntato il dito sui medici. Ora queste carte segrete potrebbero ribaltare il processo.
Napoli trattiene il fiato. Quartieri come Secondigliano, dove ogni dramma familiare diventa storia di tutti, seguono il caso con occhi spalancati. La rabbia monta: quante vite ancora per negligenze in sala operatoria?
Testimoni oculari parlano di caos post-intervento. “Ho visto il panico nei corridoi dell’ospedale”, racconta un parente sotto shock. “Urla, ritardi. Domenico meritava di più”.
Le indagini vanno avanti. Oppido tace, la famiglia spinge per verità. Ma cosa nascondono davvero quelle prove?
Napoli aspetta risposte. E se questo fosse solo l’inizio di un terremoto giudiziario?
