Editoriale
Napoli sconvolta dal caso Caliendo: partono esami sui due cuori
Il piccolo Domenico, solo due anni e mezzo, è morto dopo un trapianto di cuore al Monaldi di Napoli. Oggi, al Policlinico di Bari, partono gli esami decisivi per capire cosa è andato storto in quella sala operatoria.
Il bambino era arrivato al Monaldi il 23 dicembre. Poche settimane dopo, il 21 febbraio 2026, il suo cuore ha ceduto. La Procura di Napoli indaga su sette medici. Intanto, sequestrati i cellulari di sei sanitari per scavare nei messaggi di quel giorno fatale.
L’incidente probatorio riunisce tutti: consulenti della Procura, avvocati delle difese, legali della famiglia Caliendo. Obiettivo: ricostruire ora per ora l’intervento. I periti del gip Mariano Sorrentino devono rispondere a dodici quesiti chiave.
Al centro, la cardiectomia. Si poteva aspettare l’arrivo del cuore donato da Bolzano? O l’asportazione del cuore malato è stata affrettata? Gli esperti vaglieranno i danni all’organo in viaggio e le condizioni di Domenico prima dell’operazione.
Tra gli indagati, il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha operato al Monaldi, e Gabriella Farina, responsabile dell’espianto a Bolzano. Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni rischiano anche l’accusa di falso sulla cartella clinica. L’8 maggio, nuovo interrogatorio per una possibile interdizione.
Napoli trattiene il fiato. Il Monaldi, nel cuore pulsante della città, è balzato di nuovo sotto i riflettori. La famiglia vuole risposte. “Contribuiamo a fare chiarezza definitiva dopo mesi di dolore”, dice l’avvocato Francesco Petruzzi.
Il consulente di parte civile Luca Scognamiglio punta sul post-operatorio. Dubbi seri. La difesa, con Vittorio Fineschi, frena: “Primi dati dalle autopsie cardiache solo a giugno”.
I lavori riprenderanno il 10 giugno. Chi pagherà per il piccolo Domenico? Le chat sui cellulari riveleranno segreti? Napoli aspetta, e il dibattito infuria.
