Un elicottero nel cortile del carcere di Rovigo, un sogno di fuga che stava per prendere forma. Non è la trama di un film d’azione, ma il piano audace di Leandro Bennato, considerato uno dei capi del narcotraffico romano. Sospettato di orchestrare una fuga da 200mila euro, Bennato ha dimostrato che persino dietro le sbarre, il crimine trova il suo modo di comunicare e agire.
Un piano che, se avesse avuto successo, avrebbe segnato un ritorno in grande stile per un boss noto alle forze dell’ordine. “Evitare l’errore del passato”, devono aver pensato gli investigatori, mentre lavoravano a tempo record per sventare la fuga. Già, perché il piano non riguardava solo Bennato. La sua evasione mirava a liberare Raul Esteban Calderon, noto come “Messi”, killer di fiducia accusato di omicidio: un’alleanza criminale pronta a ricompattarsi oltre l’Adriatico.
L’ispirazione di Bennato sembrava addirittura storica, richiamando alla mente l’evasione di André Bellaiche, un rapinatore delle famigerate “Gang des Postiches”, fuggito nel 1986 allo stesso modo. Quando hai i soldi, pensava Bennato, puoi ancora comprare l’impossibile. Ma la realtà era ben diversa.
Da quando era stato rinchiuso nel penitenziario, Bennato non aveva mai smesso di orchestrare il suo regno del crimine. Utilizzando telefoni cellulari occultati, gestiva affari a migliaia di chilometri dalle piazze di spaccio di Roma. Le forze di polizia hanno trovato il suo dispositivo ben nascosto, ma il boss era sempre un passo avanti.
La caduta di Bennato è iniziata nella notte del 5 maggio, quando un agente ha colto il boss in flagrante, intento a parlare al telefono. “Non mi farai smettere”, deve aver pensato, ma quel tentativo di intimidazione ha solo accelerato le indagini. Una settimana più tardi, un’intercettazione cruciale ha rivelato il futuro di un’ambizione pericolosa: la pianificazione della sua fuga.
Ora i pm dell’Antimafia non hanno dubbi: Bennato è una minaccia per la società. Il volo verso la libertà è andato in fumo e la dura realtà del carcere lo aspetta. E a Napoli, in attesa di ulteriori sviluppi, in molti si chiedono: quali altri piani di sfida all’autorità stanno tramando i boss dietro le sbarre? La risposta, per ora, rimane un mistero.