Napoli è di nuovo in preda al caos. Lo sciopero di quattro ore indetto dal sindacato Eav ha fatto saltare i piani di molti pendolari. Ma ci chiediamo, è solo una protesta o è il grido di un’intera città in attesa di ascolto?
I lavoratori sono sul piede di guerra, e non è solo per la mancanza di tournèe nei mezzi pubblici. Parlano di salari indignitosi e di condizioni lavorative che fanno rabbrividire. “Siamo stanchi di essere ignorati”, ha dichiarato un sindacalista, e in effetti sembra che le richieste siano finite nel calderone delle promesse non mantenute da parte delle autorità. Ricordiamoci che senza trasporti pubblici efficienti, Napoli rischia di diventare una giungla in cui muoversi è un’impresa.
Ma non è solo una questione di lavoro. C’è una precisa responsabilità legata alla mobilità urbana. Se i trasporti vanno in tilt, il resto della città ne risente. Ristoranti, negozi e anche il calcio, simbolo dell’identità partenopea, subiscono il colpo. I tifosi di ogni domenica si lamentano, ma chi ascolta? Da una parte abbiamo le autorità che promettono ristrutturazioni e miglioramenti, dall’altra i cittadini che, con ragione, chiedono qualcosa di concreto per muoversi senza stress.
Napoli è viva, non lo dimentichiamo. Ma è anche ora che chi ci governa inizi a farsi sentire, prima che la frustrazione si trasformi in tensione sociale. I trasporti devono essere una priorità, non una chimera di un sistema che arranca. E mentre gli addetti ai lavori si fanno sentire, il resto della città è pronto a discutere su chi avrà la meglio: i diritti dei lavoratori o il diritto alla mobilità?
Ci sarà una svolta o tutto rimarrà così com’è? La palla passa a voi, lettori e cittadini!