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«Monte Faito, caos dopo la tragedia della funivia: 26 indagati in arrivo al processo»
Tragedia sulla funivia del Monte Faito: un anno dalla caduta, ma le ombre di responsabilità continuano a gravare su di noi. Il 17 aprile 2025, una cabina precipitò, portando con sé quattro vite e lasciando una comunità in lutto. È una storia che non possiamo dimenticare, e che la procura di Torre Annunziata sta cercando di chiarire.
“Questa tragedia si sarebbe potuta evitare”, ha detto il procuratore Nunzio Fragliasso nel corso di un incontro pubblico. Le cause? Non venti impetuosi, ma l’“incuria umana”. Le indagini, avviate immediatamente dopo l’accaduto, si sono scontrate con complessità e difficoltà in un territorio impervio, con la cabina rimasta appesa tra gli alberi a 40 metri d’altezza. Le testimonianze di vigili del fuoco e forze dell’ordine raccontano di un recupero lungo e rischioso, che ha richiesto il dispiegamento di oltre 1.300 uomini.
Oggi, non sono solo i familiari delle vittime a chiedere giustizia: ci sono ventisei indagati, tra cui personale Eav, la holding del trasporto pubblico regionale. E ci sono 24 persone offese, ogni numero rappresenta una storia, una sofferenza. “Le indagini sono state un labirinto”, ha sottolineato Fragliasso, mentre ricordava i 158 accessi operati e i quasi 150 giorni di lavoro sul campo. Quale strascico porterà tutto ciò? È un interrogativo che scuote la cittadinanza.
Il primo anniversario ha visto una commemorazione toccante a Castellammare di Stabia, dove l’arcivescovo Francesco Alfano ha celebrato una messa per le vittime: Carmine Parlato, Janan Suliman, Margaret e Derek Winn. A valle, la cabina verde, ferma dal disastro, ha fatto da sfondo a una serie di omaggi. Solo una delle sorelle ha potuto partecipare, portando con sé tutto il peso della memoria di chi è andato via.
Le parole dell’arcivescovo risuoneranno a lungo: “Siamo qui per assumerci la responsabilità di evitare che momenti simili si ripetano”. Ma come? La comunità chiede risposte, e il futuro appare nebuloso. Un processo avrà inizio entro l’estate, ma già ci sono segni di inquietudine nell’aria. Sarà sufficiente questa volta? La paura di una nuova tragedia rimane, come un’ombra che grava su Napoli e il suo legame con il Monte Faito.
La vita si ferma, ma la ricerca della verità continua. In questo dramma, chi risponderà per l’“incuria umana”? Una domanda aperta, in attesa di risposte che tardano ad arrivare.
