Medici di base in piazza a Napoli: protesta in piazza contro la legge Benigni

Medici di base in piazza a Napoli: protesta in piazza contro la legge Benigni

La tensione si taglia con un coltello a Napoli, dove i medici di base manifestano in via Verdi contro una proposta di legge che potrebbe rivoluzionare il loro lavoro. Mentre in città si svolge un convegno sulla sanità territoriale, i camici bianchi si riuniscono per alzare la voce contro il testo normativo del deputato Benigni. Un sit-in che non passa inosservato, con i medici decisi a lanciare un segnale forte e chiaro.

Al centro della protesta c’è la proposta di ridurre l’orario di lavoro a venti ore settimanali in studio e diciotto nelle Case di comunità. Una riforma che, secondo i protagonisti, ignora la realtà quotidiana, fra assistenza diretta, burocrazia e visite domiciliari. «È impossibile racchiudere il nostro lavoro in queste ore. Chi è nel settore sa benissimo che si superano già le quaranta o cinquanta ore a settimana», afferma Giovanni Senese, segretario regionale della Smi Campania.

Ma non è solo l’orario a preoccupare. La riforma potrebbe instaurare un rapporto di lavoro sbagliato, un modello ambiguo che priva i medici delle tutele necessarie, come quelle relative a maternità e infortuni. Senese avverte: «Si tratta di una dipendenza mascherata; né i diritti dei medici né la qualità dell’assistenza sarebbero garantiti». In un territorio già segnato da lotte e difficoltà, il rischio è quello di una sanità sempre più fragile.

Le ripercussioni sulla qualità del servizio sanitario non tardano a farsi sentire. «Questa proposta mina il rapporto medico-paziente. Chi l’ha scritta non conosce né la professione né il legame che si crea con gli assistiti», incalza Senese. È un grido di allerta che non resta inascoltato: la riforma, se approvata, potrebbe aggravare una situazione già critica, alimentando il burnout tra i medici e scoraggiando i giovani ad avvicinarsi alla medicina generale.

In un contesto già difficile, con milioni di cittadini a rischio di restare senza medico di famiglia, il sindacato ha avviato una consultazione pubblica per raccogliere pareri. Già migliaia le risposte, un chiaro segnale che la politica non può ignorare più. «Deve ascoltare chi lavora sul campo», conclude Senese, sottolineando l’urgenza di preservare il sistema di assistenza territoriale.

Ma la domanda resta: il governo ascolterà davvero, o le voci dei medici verranno nuovamente silenziate? La risposta è ancora nell’aria, mentre la tensione a Napoli continua a crescere.

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