Editoriale
Killer imbianchino ad Arzano: «Deve addormentarsi e non svegliarsi più»
Arzano, periferia di Napoli, sotto il fuoco incrociato di una faida che non perdona errori. Il 4 febbraio scorso, una Smart bianca sfreccia in via Tenente Alberto Marone: a bordo, non un boss, ma due lavoratori qualunque, l’imbianchino Rosario Coppola e il barbiere Antonio Persico.
I killer miravano a Davide Pescatore, “Pale ‘e fierro”, che usa un’auto identica. Invece, il piombo falcia Rosario sul colpo. Antonio sopravvive ferito. Un innocente morto per sbaglio, e la città si infiamma.
Il caos interno esplode. Il gruppo di Pescatore capisce: quel sicario ha attirato i riflettori delle forze dell’ordine su Arzano. Microspie del nucleo investigativo catturano la furia.
Antonio Caiazza, fedelissimo di Pescatore, intercettato con Pietroangelo Leotta: «Staranno talmente pieni di ansia… lì dobbiamo acchiappare prima noi che le guardie… deve stare quieto fuori, si deve addormentare una volta o frate e non si deve mai svegliare più… ha vinto lui se va carcerato».
Il killer, Armando Lupoli, identificato dagli inquirenti, diventa un traditore. Per i suoi, un “morto che cammina”.
La faida di Arzano si gioca su due fronti: agguati e guerra psicologica. Salvatore Romano, capo dei fuoriusciti, spia il territorio tramite Salvatore Lupoli, “Trombone”.
Il 13 febbraio, intercettazione bollente. Trombone ha incrociato Pescatore e Caiazza in auto. Un cenno di clacson, un saluto finto. Romano esulta: «Ora sto proprio… mentalmente sto una bomba… ho visto la faccia di “Trombone”… PAL’ E FIERR’ e Antonio A.C. a fianco a me. Pi pi…».
“Pi pi”, come amici di vecchia data. Ma è la tecnica dello specchio: sondare, fingere tregua, prepararsi al colpo.
Tre giorni prima del delitto, in via Padre Pio da Pietrelcina, base dei rivali. Telecamere nascoste riprendono Antonio Gesso con i cugini Armando e Vincenzo Lupoli. Lancio una pietra contro un lampione per spegnere gli “occhi” dello Stato.
Non sanno che tutto è già registrato. Contatti segreti, riunioni, e Domenico Russo, ‘o mussut, fresco di permesso premio.
Romano vanta la sua forza: «Il giorno che tu hai gente che fa il reato per te senza una lira… se uno fa una cosa solo perché ti vuole bene… o’ zi’ hai vinto… questi sono zingari… sono zozzi».
Parla di devozione pura, non soldi. Ma Arzano paga il prezzo: innocenti sotto tiro, ponti come l’asse mediano a Casavatore trasformati in trappole mortali.
Il 7 marzo, Lupoli cade crivellato proprio lì, sotto quel ponte, il suo “ufficio” per lo spaccio. Profezia di Caiazza avverata.
E ora? La faida di Arzano pulsa ancora nelle strade, tra saluti falsi e auto bianche. Chi pagherà il prossimo errore? Arzano attende, con il fiato sospeso.
