Emergenza al Monaldi: ulivo per Domenico, ma la famiglia è assente. La direttrice promette risarcimento!

Emergenza al Monaldi: ulivo per Domenico, ma la famiglia è assente. La direttrice promette risarcimento!

“Un dolore insopportabile, una ferita che non smette di sanguinare.” È così che Anna Iervolino, direttrice generale dell’Ospedale Monaldi, ha descritto il tragico destino di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e quattro mesi morto il 21 febbraio scorso dopo un trapianto del cuore che ha assunto risvolti inquietanti. Oggi, un ulivo secolare è stato piantato nel reparto pediatrici dell’ospedale, un gesto simbolico che solleva domande pesanti sulla sanità partenopea e sulle sue responsabilità.

Il Monaldi si trova al centro di una tempesta che non accenna a placarsi. In campo, una battaglia legale contro la famiglia Caliendo, che reclama un risarcimento di 3 milioni di euro, un numero che si fa eco di giustizia e rancore. “Per oltre 20 giorni non hanno risposto a nulla!”, ha tuonato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, in riferimento a un silenzio che grida vendetta. Un silenzio che è diventato urlo, con le lettere infuocate scritte al governatore Roberto Fico, invocando risposta e, perché no, anche giustizia.

Iervolino, incalzata dai cronisti, difende la sua posizione con determinazione. “Io sono un tecnico e lavoro. Sono qui per questo.” Le sue parole risuonano come un mantra, ma si sente la tensione nell’aria. Ogni dichiarazione è un passo su un campo minato, ogni frase può sollevare polemiche e assalti. “Le responsabilità sono di tutti,” ha affermato, ma le voci sul campo sono discordi. La gente di Napoli sembra divisa, tra chi la sostiene e chi la vede come l’ennesimo simbolo di un sistema sanitario malato.

L’assenza della famiglia Caliendo alla cerimonia di commemorazione non è passata inosservata. “Capisco il dolore di una mamma,” ha aggiunto Iervolino, mostrando umanità e fragilità. Ma il malcontento cresce nel quartiere. Dagli angoli di Fuorigrotta ai bar di Montesanto, i discorsi rimbalzano come palloni da calcio. C’è un bisogno di verità che pare sfuggire, un desiderio di riappacificazione che è difficile da soddisfare.

Ora, le trattative per il risarcimento sono formalmente iniziate, un incontro previsto per la prossima settimana promette di aprire nuovi scenari. “Siamo pronti a discutere, ma tutto deve avvenire nel rispetto reciproco,” ha dichiarato Iervolino. E mentre i riflettori si accendono sulla questione, l’eco di Domenico continua a risuonare tra le strade di Napoli.

I cittadini si chiedono: sarà davvero possibile una sanità migliore? Quali passi si stanno davvero compiendo per evitare che simili tragedie si ripetano? In un clima di crescente angoscia e bisogno di verità, il futuro di un sistema sanitario già messo a dura prova è più incerto che mai. Chi avrà il coraggio di cambiare le cose?

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