Campania, emergenza carceraria: 1.600 detenuti in sovraffollamento, cresce l’allerta!
Napoli si trova su un baratro. Le carceri, sovraccariche e afflitte da un'emergenza che sembra senza fine, sono il termometro di un sistema penale in crisi. La Relazione annuale 2025 sullo stato delle carceri in Campania, firmata dal Garante regionale Samuele Ciambriello, getta un duro colpo sulla realtà quotidiana, evidenziando come il numero dei detenuti abbia superato i limiti di capienza.
Con circa 7.800 persone rinchiuse in strutture progettate per ospitarne poco più di 6.100, i numeri parlano chiaro: ci sono oltre 1.600 detenuti in più del dovuto. A Poggioreale, uno dei grandi poli di detenzione napoletani, la situazione è insostenibile con più di 2.200 presenze, mentre a Secondigliano si affrontano quotidianamente le stesse sfide con circa 1.500 detenuti.
"Ci troviamo di fronte a una vera crisi umanitaria," dichiara un agente penitenziario in servizio nel capoluogo. Le parole rivelano lo stato di ansia e frustrazione che permea questi istituti.
Oltre all’emergenza quantitativa, la Relazione sottolinea un cambiamento allarmante nella tipologia dei detenuti, con un incremento di persone affette da disturbi psichiatrici e tossicodipendenze. Le strutture destinate alla salute mentale sono sottodimensionate e il personale, già in numero ridotto, non riesce a coprire le necessità sempre più urgenti.
Allarma anche la devianza minorile che si fa sempre più marcata. I reati commessi da giovani non solo aumentano, ma si fanno più gravi. Utilizzo di armi e violenza inaspettata pongono interrogativi pesanti su una società che non riesce a proteggere i suoi giovani. Le istituzioni e le agenzie educative sembrano impotenti di fronte a un disagio sociale profondo.
Nonostante le difficoltà evidenziate, Ciambriello lancia un messaggio di speranza. “È necessario superare la logica dell’emergenza,” spiega. Il Garante suggerisce di investire in un'esecuzione penale esterna, di potenziare le comunità e di rinforzare le strutture sanitarie come le REMS e gli SPDC.
“Il carcere non può diventare un deposito di problemi sociali," avverte. La chiave per risolvere questa crisi risiede non solo nell’individuare le soluzioni, ma soprattutto nell’affrontare le cause profonde. Senza un cambio di rotta, il futuro di Napoli, e delle sue carceri, rimarrà avvolto in una nebbia di domande senza risposta. Cosa sarà di questi giovani, di queste famiglie, se nessuno si fa carico del loro futuro?