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Violenze in carcere a Napoli: Corte d’Appello assolve gli agenti, protesta in strada!
Napoli brucia ancora. La Corte d’Appello ha confermato l’assoluzione di due agenti di polizia penitenziaria accusati di violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, un episodio che ha scosso l’opinione pubblica e riacceso il dibattito sui diritti dei detenuti. “Non hanno commesso il fatto”, ha sentenziato il giudice, ribadendo una decisione già presa in primo grado.
L’assoluzione di Angelo Di Costanzo e Vittorio Vinciguerra, che avevano scelto il rito abbreviato, segna un momento cruciale di un processo che coinvolge altre 105 persone. Questi due agenti si ritrovano al centro di un’inchiesta avviata dopo le violenze avvenute il 6 aprile 2020, durante una perquisizione che, stando ai video delle telecamere di sorveglianza, si è trasformata in un vero e proprio pestaggio.
La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha messo in luce uno dei casi più gravi riguardanti i diritti delle persone detenute. “Le immagini parlano chiaro”, racconta un avvocato di parte civile, aprendo uno spiraglio sul dolore e la sofferenza di chi vive dietro le sbarre. I video mostrano violenze inaccettabili; un quadro inquietante che si intreccia con le polemiche su un sistema carcerario che fatica a garantire dignità e rispetto.
Perché, allora, questa assoluzione? La posizione di Di Costanzo e Vinciguerra è stata considerata meno grave rispetto ad altri. Nei filmati, non sono stati identificati con certezza. Vinciguerra, inoltre, è stato accusato di tortura in un altro episodio, non collegato direttamente al giorno del blitz. Un puzzle giuridico che ha lasciato molti a chiedersi: quali sono i limiti della responsabilità degli agenti?
Nei corridoi del tribunale, le parti civili, tra cui decine di detenuti, si sono viste costrette a pagare le spese processuali dopo che la Corte ha ribadito l’assoluzione. Una decisione che pesa come un macigno, destinata a generare ancora più indignazione tra chi crede nella necessità di una giustizia equa.
La richiesta della Procura di rinnovare l’istruttoria è stata respinta. Un rifiuto che ha sollevato interrogativi: come si può proseguire senza ascoltare tutte le voci coinvolte? La partita principale si gioca ora nel maxiprocesso, dove si cercano di accertare le responsabilità del blitz ormai diventato emblema di violazione dei diritti umani.
I giorni passano, ma la questione rimane aperta. Le violenze nelle carceri sono un tema delicato che continua a far discutere, mentre la giustizia, con le sue sentenze, si muove su un terreno scivoloso. In un contesto di crescente tensione sociale, Napoli si trova a interrogarsi: quali saranno le conseguenze di queste decisioni sulla vita di chi vive al di là delle sbarre?
