In un’epoca in cui la sanità dovrebbe essere un bastione di protezione, un’altra drammatica vicenda scuote l’ospedale Don Gnocchi di Sant’Angelo dei Lombardi. Un anziano paziente, ricoverato in queste strutture, ha contratto un’infezione letale che ha portato alla sua morte nel 2014. Oggi il Tribunale di Avellino ha stabilito la responsabilità dell’ospedale e dell’Asl di Avellino, ordinando un risarcimento di 300.000 euro ai familiari della vittima.
“Qui non si tratta solo di un danno economico, ma di un lutto che ha devastato una famiglia”, ha dichiarato un legale coinvolto nel caso. L’infezione da Clostridium difficile, un batterio famigerato per la sua aggressività tra gli anziani, ha trasformato una degenza in un incubo. I sintomi, inizialmente lievi, come diarrea e febbre, hanno rapidamente indebolito il paziente, fino a portarvi alla sepsi e infine alla morte.
Ulteriori accertamenti, con due consulenze tecniche d’ufficio, hanno messo in luce gravi inadempienze da parte delle strutture sanitarie. “Le carenze igienico-sanitarie sono emerse in modo evidente”, ha spiegato un perito nominato dal giudice, ritenendo che siano state proprio queste a facilitare la proliferazione del batterio.
I legali della famiglia esprimono soddisfazione per la sentenza, ma avvertono: “Stiamo valutando l’appello per la quantificazione dei danni. La somma non rende giustizia al legame che univa il paziente ai suoi cari”. Questo caso si inquadra in un fenomeno inquietante: le infezioni nosocomiali continuano a mietere vittime, sollevando interrogativi urgenti sulla sicurezza degli ospedali.
In un contesto straziante come questo, il pensiero è inevitabile: quanto possiamo fidarci delle strutture sanitarie che dovrebbero proteggerci? La storia di questo anziano non è solo una tragedia personale, ma un campanello d’allarme per tutti noi. Quali misure devono essere messe in atto per evitare che simili tragedie si ripetano?