Tragedia a Napoli: Antonio Meglio si suicida, la città chiede giustizia per chi doveva proteggere.

Tragedia a Napoli: Antonio Meglio si suicida, la città chiede giustizia per chi doveva proteggere.

“Una tragedia annunciata.” Così inizia il racconto di un’altra vita spezzata nel cuore di Napoli, a pochi passi dal vibrante Vomero, dove l’aggressione a un’avvocatessa è solo l’epilogo di una spirale di sofferenza. Antonio Meglio, 39 anni, laureato in giurisprudenza, ha trovato la morte, mentre il sistema giudiziario e penitenziario dimostra ancora una volta la sua incapacità di proteggere i più vulnerabili.

Il 9 marzo, intorno alle 23, Meglio si è impiccato nel bagno dell’ospedale San Giovanni Bosco, dove era stato ricoverato. Aveva già mostrato segnali inquietanti, con atti di autolesionismo che avrebbero dovuto far suonare campanelli d’allarme. Il suo comportamento, segnato da gravi problemi psichici, si era aggravato dopo un tentativo di truffa e rapporti tormentati con l’esterno.

“Io l’avevo avvisato,” racconta un compagno di cella, visibilmente scosso. “Non era in grado di stare qui, eppure lo hanno lasciato solo.” Questo è il grido disperato di chi assiste impotente alle tragedia di uomini come Antonio.

La sua storia clinica, nota ma ignorata, riempiva le stanze del tribunale e degli ospedali. L’avvocato Gianluca Sperandeo aveva chiesto con urgenza il ricovero in una struttura psichiatrica, sottolineando la pericolosità della custodia carceraria per chi vive una battaglia invisibile ma costante. “La polizia penitenziaria non può gestire tutto questo,” dichiara Giuseppe Moretti del sindacato Uspp, evidenziando il fallimento delle Rems dopo la chiusura degli Opg.

Il caso di Meglio mette in luce una ferita profonda, un sistema che non riesce a rispondere alle esigenze di un popolo segnato. “Non ci sono posti disponibili, né soluzioni adeguate. Napoli è una delle zone più affollate d’Italia eppure non esiste una Rems nell’area metropolitana,” aggiunge Ciro Auricchio, il segretario regionale. Una denuncia forte, un j’accuse che inevitabilmente susciterà interrogativi tra chi legge.

La salma di Antonio è ora sotto sequestro, e le indagini stanno per partire. Chi ha fallito nel proteggerlo? Quali soluzioni si possono trovare in un contesto così complesso? Di fronte a una tragedia che si ripete, la città di Napoli deve chiedersi: quanto ancora dovrà aspettare per una risposta concreta?

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