A Sorrento, il nome di Salvatore Napoli è ormai sinonimo di furti su furgoni. Un’ossessione che lo ha riportato dietro le sbarre, introduce a un copione che si ripete in modo inquietante. Ieri pomeriggio, alle porte di Corso Italia, il 42enne di Torre Annunziata ha tentato il suo colpo, per la terza volta.
E pensare che erano passate solo 48 ore dalla sua scarcerazione. Dopo aver scontato una pena per furti analoghi, Napoli non ha avuto nemmeno il tempo di abituarsi alla libertà. Lo scenario era sempre lo stesso: il viavai incessante di furgoni, gli spedizionieri distratti e le opportunità da cogliere al volo.
«Lo avevamo nella mira da un po’,» racconta un carabiniere della Radiomobile di Sorrento, visibilmente soddisfatto. «Quando lo abbiamo visto aggirarsi intorno al furgone, sapevamo che sarebbe scattato.» E così è stato. Napoli ha atteso che il portellone rimanesse incustodito, con la falsa sicurezza di poter portare a termine il piano. Con un gesto fulmineo ha afferrato un portafoglio. Ma le sue manovre non dovevano essere più astute di quelle degli uomini in divisa.
I Carabinieri lo hanno bloccato prima che potesse darsi alla fuga. La recidiva di Napoli è quasi da copione: il primo furto risale al settembre scorso. Arrestato in flagranza su Corso Italia, era tornato a colpire dieci giorni dopo, ripetendo la stessa tecnica e trovandosi sempre sulla strada della giustizia.
«Non sembra aver imparato nulla dai suoi errori,» osservano i residenti. E in effetti, il 42enne si trova ora in attesa di un nuovo giudizio. Ma qual è il limite tra la libertà e l’ossessione? Quando una zona diventa territorio di caccia? Resta il dubbio: il teatro di Corso Italia attenderà ancora una volta il suo “attore” principale?