Secondigliano sotto choc: smantellato il sistema droga di Tonino 111

Secondigliano sotto choc: smantellato il sistema droga di Tonino 111

“Se non lo facciamo noi, lo farà qualcun altro.” Le parole di un testimone, inorridito ma quasi rassegnato, risuonano nel rione Berlingieri, dove la cocaina si scambiava come merce al mercato. Qui, nel cuore di Secondigliano, l’operazione condotta dai poliziotti del commissariato ha svelato un sistema di spaccio che sembrava organizzato come un’azienda, con un fatturato annuale stimato di 280mila euro e una presenza attiva per ben trenta anni.

La piazza di spaccio, situata in via Monte Faito, è stata smantellata con undici arresti. Gli inquirenti hanno accertato che il gruppo era legato a Luigi Carella, alias Giggino ‘a Gallina, affiliato al clan Licciardi. Le modalità operative erano sorprendentemente imprenditoriali: turni rigidamente organizzati, prezzi competitivi, e perfino un servizio di “controvigilanza” per monitorare la presenza delle forze dell’ordine.

La vita in strada veniva scandita da conversazioni intercettate, come quella in cui uno spacciatore annoiato raccontava alla moglie di come fosse impossibile prendersi una pausa. “I ‘datori di lavoro’ non gli concedono ferie,” ammetteva, quasi in tono di sfida. La situazione era chiara: chi lavorava in questo mercato clandestino doveva essere sempre pronto a soddisfare i bisogni di una clientela consolidata.

Dopo l’arresto di uno dei pusher, i tentativi di sostituirlo si rivelarono fallimentari. “Licenziato” dopo una settimana di prova per non aver superato l’esame di inafferrabilità. Le ricerche nella zona hanno portato alla luce non solo pacchetti di droga, ma anche il clamore sociale che circonda queste attività. Il rione, già segnato da anni di degrado, si trova ora al centro di un’attenzione avvolgente.

La piazza di spaccio operava in una sorta di autonoma illegittimità. Secondo i collaboratori di giustizia, il gruppo di “Tonino 111” era tenuto in riga, pagando una quota al clan dominante. Tra affari e camorra, le somme giravano: fino a 4mila euro alla settimana. Una spartizione dei proventi dove i clan si dividevano i guadagni in modo scientifico, un quadro precisaramente tracciato tra boss e pusher.

La questione rimane aperta, lasciando molti interrogativi nel cuore pulsante di Napoli. Qual è il futuro di un quartiere intriso da anni di cultura mafiosa? Sarà davvero possibile spezzare questa spirale di violenza e traffico? I cittadini guardano, sperano e, soprattutto, si interrogano.

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